Nota dell'editore: Traduzione del saggio Some Remarks on Parliamentarism, di Anton Pannekoek, pubblicato originariamente sulla rivista Left, n. 149, nel maggio 1950, pp. 49-53, realizzata sulla base della trascrizione di Micah Muer disponibile sul sito web marxists.org. L'articolo nel formato originale è consultabile all'indirizzo: archive.org. Le note al piè di pagina state presse della traduzione al portoghese fatta da Crítica Despiadada (questa nota si bassa sulla prima nota al piè di pagina di quella versione).
Nota editoriale. — La redazione di Left è profondamente onorata di poter pubblicare questo articolo del dottor Pannekoek, veterano del socialismo libertario olandese e, senza alcun dubbio, uno dei più grandi pensatori e studiosi socialisti viventi. — Il direttore di Left.
I
Nella seconda metà del XIX secolo si diffuse ampiamente tra i lavoratori l'idea che il socialismo potesse e dovesse essere conquistato attraverso la conquista parlamentare del potere politico; e sembrava che si fosse sulla buona strada. Nel XX secolo la delusione portò allo scetticismo; i partiti riformisti, cosiddetti socialisti, salirono al potere ma degenerarono in strumenti del capitalismo. Molti dei gruppi militanti più sinceri persero fiducia nell’azione parlamentare, e le masse si tengono a distanza, indifferenti. Quale può essere la ragione?
La propaganda socialista può dimostrare chiaramente i vantaggi dell'ordine socialista rispetto al disordine e allo sfruttamento capitalisti. Le masse lavoratrici costituiscono la maggioranza della popolazione e dispongono del diritto di voto. Non appena comprenderanno la necessità del socialismo, potranno, con il loro voto, costituire una maggioranza in Parlamento che insedierà un governo socialista. Le leggi del Parlamento e le misure del governo potranno quindi apportare i cambiamenti necessari alla struttura sociale. In questo modo la classe operaia avrà conquistato il dominio sulla società, avrà ottenuto il socialismo senza alcuna rivoluzione violenta. È piuttosto semplice.
È proprio questo il problema. È troppo facile. Se, mentre attacchi una fortezza, trovi la porta aperta, che ti invita a entrare, sospetti che ci siano delle trappole, o almeno sai che la vera battaglia dovrà svolgersi altrove. Tutti sanno che la conquista del potere da parte della classe operaia, la sua conquista del dominio sulla società, l’annientamento del capitalismo, possono essere solo il risultato di una lunga e dura guerra di classe, del massimo sforzo, di una lotta ostinata e di grandi sacrifici. Ci deve essere un errore nell’argomentazione.
La classe operaia si trova di fronte a un nemico più potente di quanto lo sia mai stata la classe dominante. La borghesia non è semplicemente al potere solo perché detiene la maggioranza in Parlamento. L'intero tessuto delle istituzioni politiche, dell'amministrazione e della burocrazia, dei funzionari di alto e basso livello, è nelle sue mani. La pratica dell'attuale governo è altamente istruttiva nel mostrare come questi poteri siano in grado di seguire le proprie vecchie abitudini politiche indipendentemente dal Parlamento. Sebbene il potere dello Stato sia il suo strumento più potente per tenere soggiogate le masse, il potere della borghesia ha radici più profonde nella società, radici materiali e spirituali. Il suo potere materiale consiste nella proprietà di tutte le ricchezze della terra, dell'intero apparato produttivo da cui dipende la vita dei lavoratori. Il suo potere spirituale (1) consiste nel fatto che il suo modo di pensare, la visione del mondo della classe media, domina la mente delle masse, che per tradizione, per educazione, per la stampa, per la letteratura e l’arte, per il cinema e la radiodiffusione, in una continua ed efficace propaganda, sono tenute in una dipendenza spirituale.
Per sconfiggere questo potere onnicomprensivo, la classe operaia deve sviluppare un potere superiore. Grazie alla crescita del capitalismo stesso, essa costituisce sempre più la maggioranza del popolo. Dal declino del piccolo commercio, essa ricopre la funzione più importante nella società; dalla sua attività produttiva, dalla sua gestione dell’apparato produttivo, dipende la vita della società. Proprio attraverso la pratica del lavoro e della vita apprende la coscienza di classe; la conoscenza del vero carattere dello sfruttamento capitalistico, così acquisita, mina le idee e gli insegnamenti della borghesia. Attraverso la pratica della sua incessante lotta, imposta per migliorare o difendere le proprie condizioni di lavoro e di vita, essa acquisisce quella forte unità, quella solidarietà, quella dedizione agli interessi comuni di classe, che trasforma i singoli individui in un blocco solido e indissolubile, capace di resistere e infine di spezzare il potere del nemico.
La convinzione che la classe operaia possa conquistare il potere attraverso la maggioranza parlamentare implica che sia sufficiente ricorrere a uno solo dei suoi fattori di potere, vale a dire il gran numero, pur possedendo solo un abbozzo di coscienza di classe. Ma più del numero conta l’importanza sociale. Una classe maggioritaria priva di una funzione rilevante nell’economia sociale non può conquistare una posizione dominante, né tantomeno mantenerla una volta conquistata; così avvenne per la classe proletaria nell’antica Roma (2). L'importanza sociale della moderna classe proletaria è la garanzia principale che essa sarà in grado di vincere; e questo è del tutto escluso dall'elaborazione nelle elezioni parlamentari. Nella sua forza coercitiva più diretta essa si manifesta in uno sciopero politico, come nel 1893 in Belgio, con cui fu conquistato il suffragio universale da una classe dominante riluttante. Inoltre, nel voto per un candidato socialista, la coscienza di classe è necessaria solo nella sua forma più primitiva, non nel suo carattere necessario e più sviluppato di ampia conoscenza tra i lavoratori della struttura sociale, che implica la loro capacità di gestire il proprio lavoro e la produzione sociale. Ciò che forma il loro carattere di classe specifico, ciò che costituisce la forza principale della classe operaia, il loro forte senso di unità e di comunità, la condizione più essenziale per sconfiggere il potere della borghesia e dello Stato, rimane del tutto inutilizzato.
La conquista dell’autodeterminazione e della libertà da parte della classe operaia sarà una lotta dura e difficile. È proprio attraverso le esigenze di questa lotta, attraverso i suoi sacrifici, le sue privazioni, i suoi pericoli, sia nella sconfitta che nella vittoria, che la classe operaia deve acquisire quelle qualità che la rendono forte e capace di autogovernarsi, di governare la società. Si può davvero definire una lotta il semplice fatto di inserire segretamente un nome in un’urna elettorale? Quali sacrifici, quali difficoltà, quali pericoli comporta? Le elezioni parlamentari possono forse offrire una certa propaganda che accresce la conoscenza sociale e può risvegliare la fiducia; questo è tutto. La socialdemocrazia tedesca, nel suo periodo di massimo splendore, riuscì a combinare questo con un’ampia organizzazione e istruzione delle masse; ma mancava la vera forza per resistere al potere capitalista e statale; così dovette sottomettersi quando fu chiamata alle armi, e dopo di ciò il declino continuò. Secondo la dottrina astratta del parlamentarismo, una maggioranza socialista in Parlamento potrebbe essere eletta da masse sottomesse, ignoranti ed egoiste, come lo erano all’inizio del capitalismo. In pratica, ovviamente, questo non accade; al contrario, si potrebbe supporre che proprio l’istintiva sensazione dei lavoratori che in questo modo non si possano conquistare libertà e dominio li dissuada dal votare per la rivoluzione socialista e indirizzi il loro voto verso riforme immediate del capitalismo.
La nostra prima osservazione può quindi essere sintetizzata come segue: nell'azione parlamentare vengono utilizzati solo i fattori di potere meno essenziali della classe operaia.
II
Il socialismo o il comunismo, nel loro senso originario, implicano che i lavoratori prendano interamente in mano il proprio destino. Nella concezione della conquista parlamentare del potere, essi affidano il proprio destino a un parlamento e a un governo; questi ultimi devono trasformare la società e abolire il capitalismo attraverso atti parlamentari e regolamenti governativi. Il parlamento e il governo svolgono il lavoro essenziale; i lavoratori, dopo aver votato, svolgono un ruolo prevalentemente passivo. Questo è il motivo per cui non erano richieste particolari qualità alla classe operaia. La conquista del potere poteva sembrare così facile perché non è affatto una conquista: nuovi governanti migliori hanno sostituito i vecchi governanti cattivi. I lavoratori non sono padroni dei mezzi di produzione; la produzione è organizzata e regolata dallo Stato, dalla comunità come viene chiamata, cioè, in realtà, dagli organi statali, dai funzionari; i lavoratori possono esercitare la loro influenza solo indirettamente. Coloro che svolgono il lavoro essenziale devono comandare il lavoro (3). Quindi l'esito di una conquista parlamentare non può che essere il socialismo di Stato, basato sulla proprietà pubblica dell'apparato produttivo. Gli organi statali e i funzionari, avendo praticamente la direzione, la disposizione sulla produzione, sul prodotto, sulla sua distribuzione tra lavoratori, funzionari, fondi di riparazione, ecc., si trasformano necessariamente in una nuova classe dominante e sfruttatrice.
L'idea di una conquista parlamentare del socialismo era naturale ed emerse per necessità nel XIX secolo, quando la classe operaia era una massa impotente di oppressi. L'unico modo per liberarla dallo sfruttamento e annientare il capitalismo in tali condizioni era l'azione legislativa del potere statale nelle mani di socialisti lungimiranti. Questa liberazione doveva essere il glorioso compito della socialdemocrazia, come schiera di dirigenti, intellettuali, politici e rivoluzionari, sostenuta da una moltitudine di seguaci e aderenti. Il successivo declino della socialdemocrazia, visibile nei partiti socialisti e comunisti che sostengono o governano per l’una o l’altra forma di capitalismo, indica che questa concezione è ormai obsoleta. La classe operaia sta entrando in un altro periodo della sua lotta. È una classe diversa da quella di un secolo fa; sta diventando una forza sociale la cui semplice presenza determina tutta la politica; comincia a sentirsi sicura di poter conquistare il predominio sociale. Ora la convinzione che basti votare e che altri li libereranno, non può che avere un effetto paralizzante sull’esercizio delle loro stesse forze. Devono affrontare la dura ma promettente verità che devono fare tutto essi stessi, da soli.
Il potere statale, il governo, quando organizza e dirige la produzione, lo fa per imposizione, dall’alto. La classe operaia, quando organizza e dirige la produzione, cioè il proprio lavoro, il contenuto della propria vita, lo fa dal basso, attraverso la comprensione reciproca, fondata sul senso di comunità. A tal fine, essa deve costruire un'organizzazione sociale della produzione che esprima e sancisca l'autodeterminazione dell'umanità nel suo lavoro produttivo, diversa, quindi, dagli organi politici che incarnano un comando esterno. Una tale organizzazione dell'autodeterminazione, completamente sotto il controllo dei lavoratori, è solitamente indicata con il nome di organizzazione dei consigli. Nella futura lotta per il dominio sociale questa forma di organizzazione è destinata a sostituire il parlamento — il vero strumento della classe media — come strumento della classe operaia rivoluzionaria.
Anche in un paese con tradizioni parlamentari così consolidate come l'Inghilterra, dove nel tumulto di aspre lotte sociali i parlamenti vengono eletti con vere maggioranze socialiste, il lavoro essenziale di riorganizzazione deve essere svolto nelle fabbriche dagli stessi lavoratori. La trasformazione della società non può essere realizzata con decreti dall’alto; consiste nell’instaurazione di nuove condizioni di lavoro, di nuovi rapporti reciproci nelle imprese (4), le unità della vita pratica. Nella Rivoluzione francese i contadini avevano già preso la terra e bruciato i titoli feudali, i cittadini urbani avevano già preso l’amministrazione e la giurisdizione nelle proprie mani prima che la legislazione formulasse e sancisse le nuove condizioni.
La nostra seconda osservazione può essere sintetizzata così: il parlamentarismo non può portare libertà e autonomia alla classe operaia, ma solo nuovi padroni al posto di quelli vecchi.
III
Mentre nell'arena parlamentare di tutti i paesi i partiti si contendono il diritto di governare e dirigere, ciascuno a modo proprio, le masse lavoratrici, queste ultime sono impegnate in una dura lotta contro i padroni, che sfocia continuamente in scioperi. È una lotta continua per la sopravvivenza stessa, l'unica vera lotta di classe. Il capitalismo in declino, devastato e impoverito, può mantenersi in piedi solo opprimendo al massimo le condizioni di vita e di lavoro della classe operaia. Non è che i capitalisti siano diventati più avidi di prima; è semplicemente che l'apparato produttivo è stato in gran parte distrutto dalla guerra mondiale. Per ricostruirlo, il capitalismo deve destinare una quota maggiore del lavoro sociale totale ai mezzi di produzione e una quota minore ai beni di consumo; ciò significa che, poiché i primi sono di proprietà dei capitalisti, la loro quota sul prodotto totale deve aumentare, mentre quella della classe operaia deve diminuire. Questo è il significato di «ricostruzione». Così, tutte le forze del capitalismo vengono messe all’opera per intensificare lo sfruttamento, abbassare il tenore di vita, accelerare il ritmo del lavoro, spremere la forza lavoro fino all’estremo. Poiché i singoli capitalisti non sono in grado di farlo in misura sufficiente, il loro organo comune, lo Stato, mette a disposizione la propria forza fisica e morale per questo nobile obiettivo di salvare il mondo capitalista. Così i lavoratori devono resistere in una lotta accanita; stanno lottando per la loro stessa vita, contro tutte le potenze che li dominano, i capitalisti, lo Stato, i sindacati, i partiti politici. Scoppiano in scioperi spontanei e selvaggi, ancora e ancora, perché ogni aumento del salario nominale appena conquistato resta indietro rispetto all’aumento del costo della vita. In questi scioperi si trovano da soli, di fronte a un intero mondo ostile. Qui possono avere successo solo sviluppando quelle qualità morali e spirituali: audacia, solidarietà, dedizione, resistenza, che un giorno permetteranno loro di conquistare la libertà.
Mentre in tutte le altre sue azioni la classe operaia agisce nel ruolo di seguace, guidata e diretta da altri, negli scioperi selvaggi la vediamo riprendere la propria libertà d’azione, dirigere essa stessa la propria azione. Ciò rappresenta un fondamentale balzo in avanti. Ma queste azioni sono ancora troppo limitate per portare a risultati significativi. Sono esplosioni spontanee contro condizioni insopportabili, ma mancano di una coscienza dei loro più ampi orizzonti. Come piccole squadre isolate, i gruppi in sciopero vengono sconfitti uno dopo l’altro. Una volta che questa consapevolezza emerge e gli scioperi assumono un carattere di massa, essi sono necessariamente diretti contro gli organi dello Stato come loro nemico più potente e diretto. Il potere coercitivo dello Stato che cerca di schiacciarli deve essere attaccato e sconfitto in azioni di massa dal potere superiore e saldamente unito della classe operaia.
Ecco il significato dei movimenti di sciopero che si riaccendono continuamente in diversi paesi. Essi dovrebbero essere seguiti con attenzione, studiati e sostenuti da ogni socialista. Non possiamo stabilire in anticipo quali forme di azione si riveleranno efficaci in futuro; la forza creativa di una classe in lotta le elaborerà in futuro, come ha fatto in passato. Ma l’essenziale è che nelle lotte attuali si generino quelle capacità e quelle forze che costituiranno le condizioni fondamentali della rivoluzione operaia.
La nostra terza osservazione è quindi la seguente: la lotta di classe più aspra e autentica che i lavoratori stanno conducendo oggi contro la classe capitalista, e che li sta preparando alla rivoluzione, si svolge al di fuori dell'ambito del parlamentarismo.
Anton Pannekoek
Left, n. 149. Maggio 1950
Note
(1) Pannekoek, secondo quanto riportato da John Paul Gerber nel suo libro Anton Pannekoek and the Socialism of Workers’ Self Emancipation 1873-1960, traduceva il termine geistig specificatamente con spiritual (spirituale) per indicare una «combinazione di qualità soggettive, mentali, intellettuali, psicologiche e morali» (1989, p. 16).
(2) L'ultima frase appare frammentata in questo modo nell'originale; sebbene sia comprensibile così com'è, è possibile che Pannekoek, scrivendo in inglese, si sia confuso e abbia tradotto so wie (così come) con thus. Si nota, quindi, che Pannekoek si riferisce al proletariato e alla sua posizione nell'antica Roma in un'epoca passata, «così era».
(3) Questo brano appare così nell'originale a cui abbiamo avuto accesso: «Those who do the essential work, needs command the work». Supponiamo che il senso voluto da Pannekoek fosse «Coloro che svolgono il lavoro essenziale devono comandare il lavoro» e che ci sia stata una confusione nel tradurlo dal tedesco (o dall’olandese) all’inglese, sbagliando la coniugazione del verbo e mantenendo in inglese la virgola obbligatoria nella costruzione e nelle proposizioni subordinate presenti in tedesco.
(4) Pannekoek utilizza il termine «enterprises», ovvero «imprese», per tradurre «Betriebe»: non si tratta, tuttavia, di imprese in senso strettamente capitalistico, bensì di qualsiasi luogo di lavoro, indipendentemente dal fatto che sia organizzato secondo un modello capitalistico o meno.