A nome di quegli operai e soldati socialdemocratici che non si sono né aderiti al partito dei socialisti governativi dipendenti né al partito dei socialdemocratici indipendenti, ma il cui numero comprende innumerevoli migliaia, i quali rivendicano il diritto di essere ascoltati da questa tribuna in questa situazione politicamente e storicamente importante, intendo esporre molto brevemente il nostro punto di vista riguardo alle questioni che sono state oggetto di dibattito in questi ultimi giorni.
Rifiutiamo qualsiasi pace di compromesso che i governi borghesi-capitalisti sono disposti a concludere e stanno per imporre sulle spalle dei popoli che si dissanguano. Nell’epoca dell’imperialismo e tra Stati imperialisti, una pace di compromesso che possa servire al benessere e agli interessi della classe operaia è una cosa impossibile. Un simile accordo potrà sempre essere concluso solo a spese del proletariato. Infatti, la contraddizione politica, economica e storica tra capitale e lavoro, tra borghesia e proletariato, non è stata eliminata; essa continua a esistere e, anzi, questa guerra l’ha ampliata e approfondita.
Se è vero che il nemico principale, il nemico mortale della classe proletaria, si trova nel proprio paese, allora è impossibile che il proletariato possa dare il proprio consenso al fatto che questi nemici mortali, in tutto il mondo, si accordino e si alleino a spese del proletariato e contro i suoi interessi vitali.
La progettata pace di compromesso può consistere soltanto nel salvare dall’imminente rovina e dal collasso i metodi di sfruttamento e di asservimento dei popoli finora praticati, insieme a tutto ciò che, sul piano statale, giuridico, legislativo ed economico, vi è connesso.
Per la classe lavoratrice non esiste alcuna pace di compromesso sulla base del capitalismo. Essa rivendica una pace di forza, nel senso che il suo nemico mortale, la borghesia, venga sopraffatto; che il governo borghese-capitalista venga rovesciato; che il militarismo venga fatto a pezzi; e che il proletariato rivoluzionario, dopo aver abbattuto e vinto la società borghese, le imponga la pace socialista.
Rifiutiamo inoltre la cosiddetta democrazia e il parlamentarismo con cui il governo borghese-capitalista ha appena “gratificato” il popolo tedesco proprio nel momento in cui il militarismo, fino ad allora il più solido baluardo del dominio delle classi reazionarie, è crollato in modo innegabile e inarrestabile, e in cui lo stesso Alto Comando giunge alla convinzione che la guerra è irrimediabilmente perduta.
Questa cosiddetta democrazia, concessa per grazia di Hindenburg, non è altro che una scenografia calcolata per l’inganno e la mistificazione, dietro la quale si nasconde il disperato tentativo di mettere in salvo l’essenza e il nucleo stesso di questo sistema capitalistico di fronte al minaccioso giudizio delle masse, mediante riforme apparenti e riformette di carta.
Il fatto che i socialdemocratici si siano prestati a svolgere, nell’ora estrema, il ruolo di soccorritori d’emergenza e di “para-balle” della società borghese in rovina è percepito dalle masse come un’infame tradimento (“Proprio così!”, tra i socialdemocratici indipendenti), così come esse si sentono ingannate e schernite da questa democrazia apparente, da questa fittizia sovranità popolare fatta passare per autentica.
Per la loro liberazione hanno bisogno di qualcosa di completamente diverso: la democrazia del socialismo, la repubblica fondata sulla rivoluzione socialista, e a tal fine esigono innanzitutto l’abdicazione del Kaiser come responsabile di questa guerra mondiale.
(Grande agitazione. — Il presidente suona la campanella.)
Il Presidente: «Onorevole Rühle, lei ha chiesto l’abdicazione del Kaiser tedesco con una motivazione che è interiormente falsa e contraria a ogni forma di rispetto dovuto all’Imperatore. La richiamo pertanto all’ordine!»
(“Bravo!”)
Questo richiamo all’ordine non lo salverà [al Kaiser] dal giudizio che lo attende.
(Grande agitazione. — Il presidente suona la campanella.)
Il Presidente: «Onorevole Rühle, non ammetto alcuna osservazione sulle mie decisioni in qualità di Presidente. Per questa osservazione la richiamo nuovamente all’ordine!»
(“Bravo!”)
Rifiutiamo inoltre la cosiddetta Società delle Nazioni, alla quale i governi borghesi-capitalisti, ancora una volta con la collaborazione dei socialdemocratici, intendono riunirsi dopo la guerra. Questa lega di Stati e di popoli — o comunque la si voglia chiamare — non può essere altro che una coalizione di potenze nemiche dei lavoratori e della libertà, una Santa Alleanza destinata a colpire e a strangolare la rivoluzione sociale in ascesa. Vediamo già oggi come le grandi potenze del capitale, in amabile concordia, si uniscano per l’infame impresa di strangolare la Repubblica popolare russa, alla quale va la nostra incondizionata simpatia. La classe operaia non attende la propria liberazione né la propria redenzione da una Società delle Nazioni nel senso di Wilson o di altri che l’hanno proposta, né da alcuna forma realizzabile sulla base dell’ordine sociale capitalistico; essa aspira invece alla fratellanza di tutti i popoli in una lega permanente di pace e di cultura sotto il segno del socialismo vittorioso. (“Molto vero!”, tra i socialdemocratici indipendenti.)
Chiamo la classe lavoratrice, in particolare la classe operaia tedesca, a conquistare questo socialismo con l’arma della rivoluzione. È giunto il momento dell’azione!
(Grande agitazione. — Il presidente suona la campanella.)
25 ottobre 1918