Nota dell'editore: Questa è una versione rivista e corretta della traduzione all'italiano pubblicata su Mjasnikov e la rivoluzione russa (Jaca Book, Milano, 1973), di Roberto Sinigaglia. Con ogni probabilità è una traduzione all'italiano della versione in francese pubblicata su Invariance, serie II, n. 6.
In luogo di prefazione
Ogni operaio cosciente, al quale non siano estranei i dolori, le sofferenze e la titanica, straordinaria lotta della propria classe, ha assai spesso meditato sulla sorte della nostra rivoluzione in tutti i suoi successivi sviluppi. Ognuno sa che il suo destino è legato strettamente a quello del movimento proletario mondiale.
Ancora si legge nel vecchio programma socialdemocratico che «lo sviluppo degli scambi crea una stretta unione fra tutti i paesi del mondo civile» e che «il movimento proletario deve diventare ed è già divenuto internazionale». Da allora anche l'operaio russo ha imparato a considerarsi un soldato nell’esercito mondiale del proletariato internazionale, a considerare le sue organizzazioni di classe come reparti di quell’esercito. Ogni volta, quindi, che viene posta l’inquietante questione sul destino delle conquiste dalla Rivoluzione d’Ottobre, egli volge lo sguardo ancora là, oltre le frontiere, dove sono le condizioni obiettive per una rivoluzione, che, tuttavia, tarda, tarda ancora a venire.
Ma, anche se la rivoluzione non è ancora avvenuta, il proletario non deve lamentarsi, non deve, piegare il capo; invece, deve porsi in tal caso la domanda: che bisogna fare perché la rivoluzione si realizzi?
Se egli volge lo sguardo alla sua terra, vede che la classe operaia russa, che ha guidato la rivoluzione socialista e ha affrontato le difficilissime prove della NEP (Nuova Politica Economica), osservando i sempre più grassi eroi di quest’ultima e raffrontando le condizioni di costoro con le proprie, chiede inquieta:—dove stiamo veramente andando?
Gli vengono così amari pensieri. Il lavoratore, che ha sopportato tutto il peso delle guerre borghesi e imperialiste, che da tutti i giornali russi è stato esaltato come un eroe, che nella lotta proletaria ha versato il propino sangue, conduce ora una vita miserabile, a pane e acqua; invece, coloro che sfruttano la timorosa soggezione e la miseria dei lavoratori che hanno deposto le armi con cui combatterono, conducono ora una vita magnifica e lussuosa. Dove stiamo andando? Che accadrà in seguito?
Invero, è possibile che la nep, da nuova politica economica si converta in nuovo sfruttamento del proletariato? Che occorre fare per stornare da noi questo pericolo?
Quando d'improvviso queste domande si presentano alla mente dell'operaio, questi si volge spontaneamente indietro per stabilire un legame tra il presente e il passato, per capire come egli sia potuto arrivare a tal punto. Ma per quanto amare ed istruttive siano le sue esperienze, l’operaio non sempre riesce ad orientarsi nella complessa rete degli avvenimenti storici che si presentano ai suoi occhi.
Perciò noi vogliamo aiutarlo, secondo le nostre forze, a capire gli eventi e, se possibile, indicargli la via per la vittoria del proletariato. Non pretendiamo affatto di essere dei maghi o profeti dalla parola sacra ed infallibile; al contrario, vegliamo che tutto quanto diremo sia sottoposto alla critica più severa e alle necessarie correzioni.
Ai compagni comunisti di tutti i paesi!
Lo stato attuale delle forze di produzione nei paesi progrediti, e particolarmente in quelli a più alto sviluppo capitalistico, dà al movimento proletario di questi paesi l’aspetto di una lotta per la rivoluzione comunista, per il potere delle mani callose, per la dittatura del proletariato. O l’umanità, attraverso inaudite guerre borghesi nazionali, sarà immersa nel proprio sangue e scivolerà nella barbarie, oppure il proletariato compirà la sua storica missione: conquistare il potere e una volta per sempre porre fine allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, alle guerre borghesi e di classe fra popoli e nazioni, e alzare il vessillo della pace, del lavoro e della fratellanza. Il precipitoso potenziamento delle flotte aeree inglese, francese, statunitense, giapponese, ecc., minaccia una nuova guerra, una guerra mai vista, nella quale periranno milioni di uomini e saranno distrutte le ricchezze accumulate nel mondo in tanto tempo, le fabbriche, le imprese, le attività, tutto ciò che operai e contadini hanno costruito nei secoli con faticoso lavoro.
In ciascun paese questo è il compito del proletariato: abbattere la propria borghesia nazionale. Quanto più presto il proletariato rovescerà la borghesia del proprio paese, tanto più presto il proletariato mondiale attuerà il suo compito storico.
Per porre fine allo sfruttamento, all’oppressione, alle guerre, il proletariato non deve lottare per più alti salari, per la diminuzione del tempo di lavoro: ciò è stato necessario in una prima fase, oggi occorre lottare per il potere.
La borghesia e gli altri oppressori di tutte le razze e sfumature sono particolarmente soddisfatti dei socialtraditori di tutti i paesi, perché essi distolgono l’attenzione del proletariato dai principali obiettivi della lotta contro il potere e lo sfruttamento della borghesia perseguendo spicciole e meschine rivendicazioni, senza poter offrire alcuna resistenza all’assoggettamento e alla violenza. I socialisti di tutti i paesi sono a un certo momento i veri salvatori della borghesia di fronte alla rivoluzione proletaria: poiché la massa innumerevole degli operai accoglie abitualmente con diffidenza ciò che le viene detto dai suoi sfruttatori, ma quando le stesse cose le sono presentate come ispirate al suo interesse ed abbellite con frasi socialistiche, allora essa, confusa da queste frasi, crede ai traditori ed impegna le sue forze in una lotta inutile. La borghesia ha e avrà nei socialisti i suoi migliori avvocati.
Le avanguardie comuniste del proletariato devono innanzitutto eliminare il sudiciume borghese dalle menti dei loro compagni di classe, dei quali devono conquistare le coscienze per condurli alla lotta vittoriosa.
Si deve naturalmente cercare di conquistare la simpatia del proletariato con ogni mezzo e maniera, ma non col cedimento, la negligenza, la rinuncia dei suoi fondamentali principi.
Chi, per desiderio di temporanei vantaggi, si disimpegna, non guida e non cerca di guidare le masse, ma piuttosto le contrasta e non cerca di conquistarle, si assoggetta a coloro che dovrebbe combattere. Non si può stare sempre a guardare, ad attendere che la rivoluzione proletaria scoppi contemporaneamente in tutti i paesi; non si può giustificare la propria esitazione con l’immaturità del movimento proletario mondiale, e neanche si può parlare in questo modo: «Noi siamo pronti per la rivoluzione e anche abbastanza forti, ma gli al (ri non sono maturi, e se noi rovesciamo la nostra borghesia e gii altri no, che cosa allora accadrà?»
Poniamo che il proletariato tedesco rovesci la borghesia del suo paese e quanti socialmente si schierano con essa. Che accadrà allora? Accadrà che la borghesia e i socialtraditori di tutti i paesi tedeschi fuggiranno lontano dalla collera proletaria, verso la Francia e il Belgio, e, supplicando Poincaré e compagni di regolare i conti col proletariato tedesco, prometteranno ai Francesi di rispettare ii Trattato di Versailles, magari offrendo in aggiunta i territori del Reno e della Ruhr: cioè si comporteranno come si comportarono e si comportano la borghesia russa e i suoi alleati socialtraditori. Naturalmenie Poincaré sarà molto lieto di interessarsi a questo buon affare, di salvare la Germania dal suo proletariato, così come fanno i delinquenti di tutto il mondo con la Russia sovietica. Ma la sfortuna di Poincaré e compagni sta nel fatto che il loro esercito, composto di operai e contadini, appena capirà di dover aiutare la borghesia tedesca e i suoi alleati contro il proletariato tedesco, contro i Consigli operai della Germania, rivolgerà le armi contro la propria borghesia, contro Poincaré. Questi, per salvare la propria pelle e quella dei borghesi francesi, richiamerà le truppe e abbandonerà al loro destino la povera borghesia tedesca e i suoi alleati socialisti. Questo avverrà anche se il proletariato tedesco romperà il trattato di Versailles, svaccerà Poincaré dal Reno e dalla Ruhr e proclamerà la pace senza annessioni ed indennità, sulla base della autodeterminazione dei popoli. Non sarà difficile per Poincaré accordarsi con Cuno e i fascisti, ma il proletariato tedesco, gli spezzerà le ossa. Quando si dispone di forze, bisogna lottare e non rigirarsi all’intorno.
Un altro pericolo per la rivoluzione proletaria è il frazionamento delle forze. Nell'interesse della rivoluzione proletaria mondiale, l’intero proletariato rivoluzionario deve unire i suoi sforzi. Se la vittoria del proletariato è impensabile senza una decisiva rottura e una lotta implacabile contro i nemici della classe operaia—i socialtraditori della il pseudointernazionale che a mano armata schiacciano il movimento rivoluzionario proletario nei loro cosiddetti liberi paesi— questa vittoria del proletariato è impensabile anche senza l’unione di tutte le forze che mirano alla rivoluzione comunista e alla dittatura del proletariato. E perciò noi, Gruppo Operaio del Partito Comunista Russo (b), organizzativamente e idealmente annoverato tra i partiti aderenti alla in Internazionale, ci rivolgiamo a tutti i proletari comunisti rivoluzionari con l’appello a unire le loro forze per l’ultima e decisiva battaglia. Noi chiamiamo a costituire un fronte unito tutti i partiti della in Internazionale, i partiti aderenti alla IV Internazionale e anche quelle singole organizzazioni che non appartengono ad alcuna Internazionale, ma che perseguono il nostro stesso scopo: un fronte unito per la lotta e la vittoria.
La fase iniziale si è compiuta. Il proletariato russo, attenendosi alle regole dell’arte rivoluzionaria proletaria e comunista, ha abbattuto la borghesia e i suoi alfieri di ogni specie e sfumatura (socialrivoluzionari, menscevichi, ecc.) che la difendevano con tanto vigore. E come vedete, esso, benché più debole del proletariato tedesco, ha respinto l’intera borghesia mondiale negli attacchi che questa ha condotto sull'incitamento della borghesia, dei proprietari fondiari e dei rinnegati socialisti della Russia.
Ora tocca al proletariato occidentale agire, riunire le proprie forze e cominciare la lotta per il potere. Com’è ovvio, sarebbe grave chiudere gli occhi dinanzi ai pericoli che minacciano nel cuore della Russia sovietica la Rivoluzione di Ottobre e la stessa rivoluzione mondiale. La Russia sovietica sta passando attualmente uno dei suoi più difficili momenti: vi sono tali e tante deficienze che potrebbero riuscire fatali al proletariato russo e a quello del mondo intero. Queste deficienze derivano dalla debolezza della classe operaia russa e del movimento operaio mondiale.
Il proletariato russo non è ancora in grado di opporsi alle tendenze che da un lato portano alla degenerazione burocratica della Nuova Politica Economica e dall'altro mettono in gran pericolo sia all’interno che all’estero le conquiste della rivoluzione proletaria russa.
Il proletariato di tutto il mondo è direttamente e immediatamente interessato a che le conquiste della Rivoluzione d’Ottobre siano difese contro ogni pericolo. L’esistenza di un paese come la Russia quale base della rivoluzione comunista mondiale significa già una garanzia di vittoria: quindi l’avanguardia dell'esercito proletario internazionale—i comunisti di tutti i paesi—deve dar voce all’inespressa convinzione del proletariato sulle deficienze e sui mali di cui soffrono la Russia sovietica e il suo esercito di proletari comunisti, il PCR (b).
Il Gruppo Operaio del PCR, che è il meglio informato sulla situazione russa, intende avviare l'azione.
Non condividiamo l’opinione secondo la quale noi, proletari comunisti, non potremmo parlare dei nostri difetti, perché vi sono nel mondo socialtraditori e delinquenti che—così si sostiene—potrebbero utilizzare le nostre parole contro la Russia sovietica e il comunismo. Tutti questi timori sono infondati. Che i nostri nemici siano palesi o nascosti è del tutto indifferente: essi restano dei disgraziati che non potrebbero comunque vivere senza nuocere a noi, proletari e comunisti, che vogliamo liberarci dal giogo del capitalismo. Che cosa ne consegue? Dobbiamo noi nascondere allora i nostri mali e le nostre deficienze, non discuterne e non prendere le misure per eliminarli? Che cosa avverrà se noi ci lasciamo mettere nel sacco dai socialtraditori e ce ne stiamo zitti? In tal caso, si può arrivare al punto che delle conquiste della Rivoluzione d'Ottobre rimanga solo il ricordo. Ciò sarà molto utile per i socialtraditori, ma per il movimento internazionale proletario comunista sarà il colpo di grazia. È proprio nell’interesse della rivoluzione proletaria mondiale e della classe operaia russa se noi, Gruppo Operaio del PCR (b), senza temere l'opinione dei socialtraditori, affrontiamo le questioni decisive del movimento proletario internazionale c di quello russo considerandone tutta la portata. Noi abbiamo già osservato al riguardo che le manchevolezze possono essere chiarite considerando le debolezze sia del proletariato internazionale sia di quello russo, e che il migliore aiuto che il proletariato degli altri paesi può dare a quello russo è la rivoluzione nei propri paesi, anche soltanto in uno o due paesi a capitalismo avanzato. Anche se al presente le forze non fossero sufficienti a questo scopo, esse sarebbero tali in ogni caso in grado di aiutare la classe operaia russa a conservare le posizioni conquistate con la Rivoluzione d’Ottobre fino a che i proletari degli altri paesi non insorgano e vincano il nemico. Invero, la classe operaia russa, fiaccata dalla guerra mondiale imperialista, dalla guerra civile e dalla fame, non è forte, ma, di fronte ai pericoli che attualmente incombono, essa può prepararsi proprio perché ha già conosciuto questi pericoli e farà ogni sforzo possibile per superarli, e ci riuscirà con l'aiuto dei proletari degli altri paesi. Il «Gruppo Operaio del PCR (b)» ha dato l’allarme c il suo appello trova larga eco in tutta la grande Russia sovietica. Quanti nel PCR hanno una sincera coscienza proletaria vanno raccogliendosi e iniziano la lotta. Riusciremo sicuramente a destax'e nella mente di tutti i proletari russi coscienti la preoccupazione per la sorte delle conquiste della Rivoluzione d’Ottobre. La lotta è difficile, essendo costretti ad una attività clandestina: noi operiamo nell’illegalità. Il nostro Manifesto non può essere pubblicato in Russia: noi lo abbiamo scritto e lo diffondiamo illegalmente. I compagni sospettati di aderire al nostro Gruppo sono esclusi dal partito c dai sindacati, arrestati e confinati, in base al semplice sospetto.
Al XII Congresso del PCR, il compagno Zinov’ev, in seguito alle intese corse tra il partito e i burocrati sovietici, ha dettato una nuova formula per reprimere ogni critica da parte della classe operaia, dicendo: «Ogni critica al Comitato Centrale del PCR, non importa se da destra o da sinistra, è menscevismo» (suo ultimo discorso al xn Congresso). Che significa ciò? Significa che se a un qualsiasi operaio comunista la linea del Comitato Centrale non sembrerà giusta, ed egli nella sua proletaria semplicità, esprimerà le sue critiche, verrà escluso dal partito e dal sindacato, verrà semplicemente dichiarato un menscevico e consegnato alla gpu. Il Comitato Centrale del Partito non tolllera alcuna critica, poiché si ritiene infallibile come il papa romano. La nostra preoccupazione, la preoccupazione dell'operaio russo, per il destino delle conquiste della Rivoluzione d'Ottobre, viene dichiarata controrivoluzionaria. Noi, Gruppo Operaio del PCR (b), di fronte al proletariato di tutto il mondo, affermiamo che la Russia sovietica è una delle più grandi conquiste del movimento proletario internazionale. E proprio per questo noi lanciamo il grido d’allarme, perché il potere sovietico, il potere del proletariato, la vittoria d’Qttobre della classe operaia russa minacciano di trasformarsi in una oligarchia capitalista. Noi dichiariamo che impediremo con tutte le nostre forze il tentativo di rovesciare il potere dei soviet. Noi faremo ciò anche se sappiamo che, in nome del potere dei soviet, potremo essere imprigionati ed uccisi. Se il gruppo dirigente del PCR dichiara che la nostra preoccupazione per le sorti della Rivoluzione d’Ottobre è illegale e controrivoluzionaria, voi potete, proletari rivoluzionari di tutti i paesi, e prima di tutti voi che aderite alla in Internazionale, esprimere il vostro decisivo giudizio in base alla conoscenza del nostro Manifesto. Su di voi, compagni, è rivolto lo sguardo di tutti i proletari russi, inquieti per i pericoli che minacciano il grande Ottobre. Noi non vi avanziamo grosse pretese, o compagni. Chiediamo solo che nelle vostre riunioni discutiate e sosteniate il nostro Manifesto e che i delegati dei vostri paesi al v Congresso della in Internazionale sollevino la questione delle frazioni all’interno del Partito e della politica del PCR verso i soviets. Discutete, compagni, il nostro Manifesto e votate le vostre risoluzioni. Sappiate, compagni, che in questo modo voi avrete aiutato la indebolita e martoriata classe operaia russa a salvare le conquiste della Rivoluzione di Ottobre, la quale è una parte della rivoluzione mondiale!
Al lavoro, compagni!
Viva le conquiste della Rivoluzione d’Ottobre del proletariato russo!
Viva la Rivoluzione mondiale!
Dialettica della lotta di classe
La storia della lotta di classe mostra chiaramente che una stessa classe, in diverse condizioni storiche, è stata predicatrice di guerra o di pace civile. La propaganda di guerra o di pace civile da parte di una stessa classe è stata in certi periodi rivoluzionaria e nel generale interesse umano, in altri controrivoluzionaria, strettamente egoistica, in difesa di limitati interessi di classe contrastanti con l’interesse della società umana. Solo il proletariato è sempre rivoluzionario e umano, sia che predichi la pace o la guerra civile. La rivoluzione russa offre efficaci esempi di come le varie classi si siano trasformate da sostenitrici della guerra civile in fautrici della pace. La storia della lotta di classe in generale, e in particolare quella degli ultimi ventanni in Russia, ci insegna che la classe dominante, la quale suole predicare la pace civile, dopo la presa del potere da parte del proletariato, predicherà una spietata e sanguinosa guerra civile. Ciò vale anche per le «frazioni borghesi» che sfoggiano una «ambigua fraseologia socialista» e per i partiti della n Internazionale e dell’Internazionale due e mezzo. Il partito del proletariato deve con ogni energia predicare la guerra civile nei paesi a capitalismo avanzato, la guerra contro la borghesia e i suoi manutengoli; deve invece predicare la pace in tutti i paesi dove il proletariato ha vinto.
Fronte unico socialista
Prima di esaminare il contenuto essenziale della questione, è necessario ricordare le circostanze, nelle quali in Russia le tesi del compagno Zinov’ev furono affrontate e discusse. Dal 19 al 21 dicembre del 1921 ebbe luogo una conferenza del PCR (b) dove la questione fu posta. Fino a quel momento nulla era stato detto in proposito né sulla stampa né nelle riunioni di partito. Alla conferenza, tuttavia, il compagno Zinov’ev si lasciò andare ad aspri attacchi, e la conferenza ne fu così sorpresa che subito si arrese e approvò unanime le tesi. Noi ricordiamo questa circostanza non per recare offesa a qualcuno, ma per richiamare innanzi tutto l’attenzione sul fatto che la tattica del fronte unico fu discussa sbrigativamente alla maniera «militare», e poi che essa è attuata in Russia in forma del tutto particolare. Promotore di questa tattica in seno all’IC fu il PCR (b), il quale volle dimostrare ai compagni stranieri convenuti che proprio grazie alla tattica del fronte unico noi rivoluzionari russi avevamo riportato la vittoria e che tale tattica è fondata sull'esperienza di tutto il periodo «prerivoluzionario» in Russia, e in particolare sull’esperienza della lotta dei bolscevichi contro i menscevichi. I compagni convenuti dai diversi paesi riconobbero apertamente che il proletariato russo aveva vinto e aggiunsero di voler essi stessi vincere le rispettive borghesie. Ora li si convince che il proletariato ha vinto grazie alla tattica del fronte unico. Come potrebbero allora non approvare anch'essi questa tattica? Essi credettero sulla parola che la vittoria della classe operaia russa fosse il risultato di quella tattica, e non potevano fare diversamente dato che non conoscevano la storia della rivoluzione russa. Un tempo il compagno Lenin condannò aspramente chi crede sulla parola, ma probabilmente non voleva intendere che non si dovesse credere a lui sulla parola. Quali insegnamenti possiamo allora trarre dalla esperienza della rivoluzione russa? Quale fu la tattica dei bolscevichi, come si pose la questione se bisognava lottare per la rivoluzione democratica o per quella socialista? La lotta per il potere dei consigli richiede forse «il fronte unico socialista»?
I rivoluzionari marxisti considerano sempre il partito dei socialisti-rivoluzionari come una «frazione democratico-borghese dalla ambigua fraseologia socialista», il che è stato completamente confermato dal suo atteggiamento durante l’intero periodo rivoluzionario fino ad oggi. In quanto frazione democratico-borghese, esso non poteva proporsi il compito pratico di una lotta per la rivoluzione socialista, per il socialismo, ma adoperando una «ambigua fraseologia socialista» cercò di impedire con ogni mezzo quella lotta. Ma se così è (e così è, infatti), la tattica, che doveva portare il proletariato insorto alla vittoria non poteva essere quella del fronte unico socialista, ma era invece la lotta senza quartiere e sanguinosa contro le frazioni borghesi dalla ambigua fraseologia socialista. Soltanto questa lotta poteva portare alla vittoria, e difatti così fu. II proletariato russo vinse nell’Ottobre, non in alleanza con i socialisti rivoluzionari, i populisti e i menscevichi, ma lottando contro di loro. È necessario abbandonare la tattica del fronte unico e ammonire il proletariato che le «frazioni borghesi con ambigua fraseologia socialista»—quali sono oggi tutti i partiti della li Internazionale e dell’Internazionale due e mezzo—nel momento decisivo marceranno alla difesa del sistema capitalistico con le armi in pugno. Per l’unità di tutte le forze rivoluzionarie che mirano all'abbattimento dello sfruttamento capitalistico mondiale, è necessario che esse si schierino con il Partito Comunista Operaio di Germania (KAPD), il Partito Comunista Operaio Olandese e altri partiti che aderiscono alla IV Internazionale. È necessario che i veri elementi proletari e rivoluzionari che sono prigionieri dei partiti della li Internazionale, dell’Internazionale due e mezzo e di una ambigua fraseologia socialista, se ne stacchino. La vittoria della rivoluzione proletaria mondiale è impossibile senza una netta rottura sui principi e una lotta senza quartiere contro le caricature borghesi del socialismo. Gli opportunisti e i socialsciovinisti, in quanto servi della borghesia e perciò diretti nemici di classe del proletariato, divengono specialmente ora, legati come sono ai capitalisti, oppressori armati del movimento rivoluzionario del proletariato, nel proprio paese come in terra straniera. (Vedi programma del PCR (b)). Questa è dunque la tattica del fronte unico socialista che, come le tesi dell’Esecutivo dell'ic sostengono, è fondata sull’esperienza della rivoluzione russa, mentre in realtà è una tattica opportunistica. Una simile tattica di collaborazione con i nemici dichiarati della classe operaia, i quali con le armi alla mano opprimono nel loro paese e nei paesi stranieri il movimento rivoluzionario del proletariato, ò in aperta contraddizione con l’esperienza delia rivoluzione russa. Rimanendo sotto il segno della rivoluzione sociale, è necessario realizzare un fronte unico contro la borghesia e i socialisti suoi servi.
A proposito delle tesi dell'Esecutivo dell’Internazionale Comunista
Le tesi che a suo tempo furono pubblicate sulla «Pravda» mostrano chiaramente come l’idea del «fronte unico socialista» sia intesa dai «teorici» di questa tattica. Due parole soltanto sull'espressione «fronte unico». Tutti sanno quanto fossero «popolari» in Russia, nel 1917, i socialtraditori di tutti i paesi, e in particolare Scheidemann, Noske e compagni. I bolscevichi, gli elementi di base del partito, che avevano scarsa esperienza delle manovre politiche, gridavano da ogni angolo di strada:
«Voi, menzogneri traditori della classe operaia, sarete appesi ai pali del telegrafo! Voi siete responsabili del bagno di sangue nel quale sono state soffocate le classi lavoratrici di tutti i paesi. Voi avete ucciso Rosa Luxemburg e Liebcknecht. Le strade di Berlino, grazie alle vostre violenze, si arrossarono del sangue degli operai che erano insorti contro lo sfruttamento e l’oppressione capitalista. Voi siete gli autori della pace di Versailles, voi avete inferto innumerevoli ferite al movimento proletario internazionale, poiché lo tradite ad ogni istante».
Bisogna anche aggiungere che agli operai comunisti non si è deciso di proporre il «fronte unico socialista», cioè un fronte unico con Noske, Scheidemann, Vandervelde, Branting e compagni. Un simile fronte unico deve essere in qualche modo mascherato e così si è fatto davvero. Le tesi non sono intitolate semplicernente «il fronte unico socialista», ma «tesi sul fronte unico del proletariato e sull’atteggiamento verso gli operai aderenti alle Internazionali due e due e mezzo ed a quella di Amsterdam, come pure verso gli operai aderenti alle organizzazioni anarchiche e sindacaliste». Perché una così lunga filastrocca?! Guardate, lo stesso compagno Zinov’ev che nei suoi scritti, ancora fino a poco tempo fa, invitava a collaborare alla sepoltura della li Internazionale, ora invita alle nozze dell’ic con essa. Da qui il lungo titolo. Infatti, si è parlato di accordo non con gli operai, ma con i partiti della li Internazionale e dell’Internazionale due e mezzo. Ogni operaio sa, anche se non è mai vissuto nella emigrazione, che i partiti sono rappresentati dai loro comitati centrali, dove siedono i Vandervelde, i Branting, gli Scheidcmann, i Noske e compagni. Così un accordo verrà raggiunto anche con essi. Chi è stato alla conferenza berlinese delie tre Internazionali? A chi l’Internazionale Comunista si è affidata anima e corpo? A Wels, a Vandervelde, ecc. Ma si è forse cercato di arrivare a un'intesa col Partito Comunista Operaio di Germania, dato che lo stesso compagno Zinov'ev sostiene che là si trovano i più preziosi elementi proletari? No. Eppure il Partito Comunista Operaio di Germania si batte per organizzare la conquista del potere da parte del proletariato. È vero, il compagno Zinov’ev affermò nelle tesi che non si mira ad alcuna fusione dell’Internazionale Comunista con la II Internazionale e che resta ribadita la sua organizzazione autonoma: i comunisti si impongono disciplina nell’azione, ma devono conservare il diritto e la possibilità—non soltanto prima e dopo, ma, se necessario, anche durante l’azione—di pronunziarsi sulla politica delle organizzazioni operaie senza eccezioni. Disciplina nelle trattative e autonomia di giudizio sono riconosciute formalmente dallo statuto del PCR (b) nella vita interna del partito.
Si deve far ciò che la maggioranza ha deciso e tu puoi solo esercitare il diritto di critica. Fa ciò che ti si comanda, ma se sei davvero troppo scandalizzato e sei convinto che si sta danneggiando la rivoluzione mondiale, tu puoi, prima durante e dopo l’azione, esprimere liberamente la tua rabbia. Nelle medesime tesi l’Esecutivo ha proposto la parola d’ordine del governo operaio e perciò sostituisce alla formula della dittatura del proletariato quella dei governi operai. Che cos’è propriamente un governo operaio? È un governo costituito dal ristretto comitato centrale del partito e l'ideale di queste tesi è riscontrabile, per esempio, in Germania dove il presidente Ebert è socialista e si formano governi a lui graditi. Anche se questa formula non è accettata, i comunisti devono col loro voto appoggiare i primi ministri e ì presidenti socialisti, come Branting in Svezia ed Ebert in Germania. Il compagno Zinov’cv offre loro il fronte unico e propone di formare un governo operaio con una partecipazione comunista. Così egli baratta la forca con i posti ministeriali e l’ira con il favore. Noske, Ebert, Scheidemann e compagni andranno nelle assemblee operaie e racconteranno che l’ic ha concesso una amnistia e offre posti ministeriali invece della forca. Questo però ad una condizione, vale a dire che i comunisti ricevano un ministero. Essi diranno all'intera classe operaia che i comunisti hanno riconosciuto la possibilità di realizzare il socialismo solo unendosi a loro e non contro di loro. E diranno: guardate un po’ che gente! Hanno gioito ed esultato, ci hanno appesi e sotterrati, ed alla fine sono venuti a noi. L’Internazionale Comunista ha dato alla II Internazionale una prova della sua sincerità politica e nc ha ricevuto una prova di politica miserabilità. Che c’è in realtà all’origine di questo cambiamento? Com'è che il compagno Zinov’ev offre ad Ebert, Scheidemann e Noskc poltrone ministeriali invece della forca? Fino a poco tempo fa egli ha cantato l’inno di morte della II Internazionale ed ora nc risveglia lo spirito. Perché ora egli vi canta un inno di lode? Vedremo veramente e richiederemo davvero questa sua resurrezione?
Le tesi del compagno Zinov'ev così rispondono a tale questione:
«La crisi economica mondiale si acuisce, la disoccupazione cresce, il capitale passa all’offensiva e si destreggia, il livello di vita del proletariato viene compromesso». Anche una guerra è inevitabile. Di qui viene che la classe operaia si sposta più a sinistra. Le illusioni riformistiche si infrangono. La larga base operaia comincia ora ad apprezzare il coraggio dell’avanguardia comunista... e perciò... si deve formare il fronte unico con Scheidemann. Santo Iddio! La conclusione non è coerente con la premessa.
Non saremmo obiettivi se non riferissimo ancora qualche considerazione fondamentale che il compagno Zinov’ev avanza a difesa del fronte unico nelle sue tesi. Il compagno Zinov’ev fa una meravigliosa scoperta: «Si sa che la classe operaia lotta per l’unità. E come arrivarci, se non attraverso un fronte unico con Scheidemann!!». Ogni operaio cosciente, che non sia estraneo agli interessi della sua classe e della rivoluzione mondiale, può chiedere: la classe operaia ha forse cominciato a lottare per l’unità solo ora, nel momento in cui si afferma la necessità del «fronte unico»? Chiunque abbia vissuto fra i lavoratori, da quando la classe operaia è entrata nel campo della lotta politica, conosce i dubbi che assalgono ogni operaio: perché i menscevichi, i socialisti-rivoluzionari, i bolscevichi, i trudovichi lottano fra di loro? Tutti desiderano il bene del popolo. E allora per quali motivi si combattono? Ogni operaio ha questi dubbi, ma che conclusione se ne deve trarre? La classe operaia deve organizzarsi in classe indipendente e, quindi, opporsi a tutte le altre. I nostri pregiudizi piccolo-borghesi devono essere superati! Questa era allora la verità e tale resta anche oggi.
In tutti i paesi capitalistici dove si presenta una situazione favorevole alla rivoluzione socialista, noi dobbiamo preparare la classe operaia alla aperta lotta armata contro il menscevismo internazionale e i socialisti rivoluzionari. Certo, in tal caso, si dovrebbero considerare le esperienze della rivoluzione russa. La classe operaia mondiale deve imprimersi nella mente che i socialisti della n Internazionale e della Internazionale due e mezzo sono e saranno alla testa della controrivoluzione. La propaganda del fronte unico con i socialtraditori di tutte le sfumature tende a convincere che in definitiva anch’essi combattono contro la borghesia per il socialismo, e non il contrario. Ma solo l’aperta e coraggiosa propaganda a favore della guerra civile e della conquista del potere politico da parte della classe operaia può interessare il proletariato alla rivoluzione.
Il tempo in cui la classe operaia poteva migliorare la propria condizione materiale e giuridica attraverso gli scioperi e l’ingresso in Parlamento è definitivamente tramontato. Questo va detto apertamente. La lotta per gli obiettivi più immediati è una lotta per il potere. Noi dobbiamo dimostrare attraverso la nostra propaganda che, sebbene in diverse circostanze noi abbiamo incitato agli scioperi, non abbiamo potuto realmente migliorare questa nostra condizione di operai; ma voi lavoratori non avete ancora superato la vecchia illusione riformistica e conducete una lotta che fiacca anzitutto voi stessi. Noi potremo anche essere solidali con voi negli scioperi, ma torneremo sempre a dirvi che questo non vi libererà dalla schiavitù dello sfruttamento e dal disperato bisogno. L’unica via che conduce alla vittoria è la presa del potere nelle vostre mani callose.
La questione del fronte unico nei paesi dove la classe operaia è al potere (Democrazia Operaia)
Né le tesi né le discussioni avvenute nei congressi dell’Internazionale Comunista toccarono la questione del fronte unico nei paesi che avevano compiuto la rivoluzione socialista e nei quali la classe operaia esercita la dittatura. Ciò è dovuto al ruolo che il PCR assolve nell'ic e nella politica interna del paese.
La particolarità della questione del «fronte unico» in tali paesi sta nel fatto che, nelle diverse fasi del processo rivoluzionario, essa viene risolta in modi diversi: nel periodo di repressione della resistenza degli sfru tta to ri e dei loro com plici è valida una certa soluzione, un’altra invece quando gli sfruttatori sono già sconfitti e il proletariato è avanzato nella costruzione dell'ordine socialista, sia pure con l'aiuto della NEP e con le armi in pugno.
Il fronte unico nella Russia proletaria deve essere anche democrazia proletaria. Per noi non esiste nessuna vera democrazia, nessuna libertà assoluta come feticcio o idolo, perfino nessuna vera democrazia proletaria. La realizzazione del principio della democrazia proletaria deve corrispondere ai compiti fondamentali del momento.
Dopo la risoluzione dei compiti politico-militari (presa del potere e repressione della resistenza degli sfruttatori), il proletariato si è trovato a risolvere il compito più difficile e importante: la questione economica della trasformazione dei vecchi rapporti capitalistici nei nuovi rapporti socialisti. Soltanto dopo l’assolvimento di tale compito un proletariato può considerarsi vincitore, altrimenti tutto sarà ancora una volta invano e il sangue e i morti saranno solo concime per la terra, sulla quale tornerà ad ergersi l’edificio dello sfruttamento e deil’oppressione, la signoria borghese.
Per assolvere questo compito è assolutamente necessario che il proletariato partecipi realmente alla gestione dell’economia: «Chi sta al vertice della produzione sta anche al vertice della “società” e dello “stato”».
È necessario dunque:
1. che in tutte le fabbriche e le industrie si costituiscano i Consigli dei delegati operai;
2. che i congressi dei Consigli eleggano i dirigenti dei trust, dei sindacati e le autorità centrali;
3. che l’Esecutivo panrusso sia cambiato in organo che gestisca l’agricoltura e l’industria. I compiti che s’impongono al proletariato devono essere portati avanti nell’attuazione del principio della democrazia proletaria. Questa deve esprimersi in un organo che lavori assiduamente e istituisca nel proprio seno sezioni e commissioni permanenti atte alla definizione di tutti i problemi. Ma il Consiglio dei commissari del popolo, che ricalca un compiacente Consiglio dei ministri borghese, deve essere abolito e il suo lavoro affidato al Comitato Esecutivo Panrusso dei Soviet.
Inoltre, è necessario che l’influenza del proletariato sia rafforzata su altri piani. I sindacati, che devono essere una vera organizzazioni proletaria di classe, devono come tali costituirsi in organi di controllo, aventi il diritto e i mezzi per l’ispezione operaia e contadina. I Comitati di fabbrica e di azienda svolgono una funzione di controllo nelle fabbriche e nelle aziende. Le sezioni direttive dei sindacati, che sono riunite nell’Unione direttiva centrale, controllano le direzioni, mentre le Centrali dei sindacati, riunite in una Unione centrale panrussa, sono gli organi di controllo al centro.
Ma i sindacati oggi svolgono una funzione che non spetta loro nello Stato proletario, il che ostacola il loro influsso e contrasta col senso delle loro posizioni nell’ambito del movimento internazionale.
Chi prova timore di fronte al suddetto ruolo dei sindacati prova timore di fronte al proletariato e ha perduto ogni legame con esso. Non esiste una classe operaia comunista. Esiste semplicemente una classe operaia, nella quale possiamo trovare bolsceviche anarchici, socialrivoluzionari ed altri (essa non fa parte di tali partiti, ma trae da essi i suoi orientamenti). Come si deve entrare in rapporti con essa? Nessuna trattativa con i KD (cadetti, democratici costituzionali) borghesi: professori, avvocati, dottori; per loro, un solo rimedio, il bastone. Ma con la classe operaia la cosa è diversa. Noi non dobbiamo intimorirla, ma influenzarla e guidarla idealmente. Perciò, nessuna violenza verso di essa, ma chiarificazione della nostra linea direttiva, della nostra legge.
Sì, la legge è legge—ma non per tutti. All’ultima conferenza del partito, discutendosi della lotta contro l’ideologia borghese, risultò che a Mosca e a Pietrogrado si contano fino a 180 case editrici borghesi, contro le quali, secondo le dichiarazioni del relatore compagno Zinov’ev, si intende combattere per il 90% non con misure repressive ma con una palese influenza ideologica. Ma, quanto a noi, come ci si vuole «influenzare»? Zinov'ev sa come si è cercato di influenzare alcuni di noi! Ci si concedesse almeno un decimo della libertà di cui gode la borghesia! Che ne pensate, compagni operai? Non sarebbe niente male, non è vero?
Se voi compagni, comunisti convinti, volete combattere la borghesia a viso aperto, sta bene; ma la nostra disgrazia sta nel fatto che quando vi levate di colpo contro la borghesia, noi proletari ci rompiamo le ossa e vomitiamo sangue.
E qui ci sia permesso porre un interrogativo: come volevate voi risolvere il grande compito della organizzazione dell’economia sociale senza il proletariato? O volete risolverlo con un proletariato che dica sì e amen, ogni volta che lo vogliano i suoi buoni pastori? Ne avete bisogno?
«Tu, operaio, e tu, contadino, quietatevi, non protestate né ragionate, poiché noi abbiamo dei bravi tipi, che sono anche operai e contadini, ai quali abbiamo affidato il potere e che lo usano in modo che non vi accorgerete nemmeno come siate giunti improvvisamente nel paradiso socialista». Parlare così significa aver fede negli individui, negli eroi, non nella classe, poiché questa grigia massa con ideali medi (così credono i capi) non è nulla più che un materiale, col quale i nostri eroi, i funzionari comunisti, costruiranno il paradiso comunista. Noi non crediamo negli eroi e ci appelliamo a tutti i proletari affinché non vi credano. La liberazione dell'operaio può essere solo opera dello stesso operaio!
Sì, noi proletari siamo esausti, affamati, infreddoliti e stanchi. Ma i problemi che ci stanno dinanzi, nessuna classe o nessun gruppo di popolo può risolverli per noi. Dobbiamo risolverli noi. Se potete dimostrare che i compiti, che stanno di fronte a noi operai, possono essere risolti da un’Intelligenza, sia pur comunista, allora saremo d’accordo di affidarle il nostro destino di proletari. Ma nessuno può dimostrare ciò. E perciò non vale affatto sostenere che il proletariato sia stanco e non abbia bisogno di sapere e di decidere tutto.
La NEP (Nuova Politica Economica)
La NEP è un diretto risultato della situazione delle forze produttive nei nostro paese. Essa deve essere utilizzata per il consolidamento delle posizioni che il proletariato conquistò nell’Ottobre. Se in uno dei paesi a capitalismo avanzato fosse scoppiata la rivoluzione, ciò avrebbe avuto un’influenza sulla durata e sul rapido sviluppo della nep. Il trionfo della nep in Russia è connesso alla rapida meccanizzazione del paese, alla vittoria dei trattori sugli aratri di legno. Su queste basi di sviluppo delle forze produttive si istituisce nelle città e nelle campagne un nuovo reciproco rapporto. Far conto sulla importazione dall'estero delle macchine necessarie all'economia agricola non è giusto. Ciò è politicamente ed economicamente nocivo, in quanto vincola la nostra economia agricola al capitale straniero e indebolisce l’industria russa. Il 10 novembre 1922 la Pravda, sotto il titolo «Gigantesca impresa», riferiva la notizia della costituzione della «Società internazionale di soccorso operaio per la rinascita dell'industria e dell’economia agricola negli tirali». Importantissimi trust di stato e il «Soccorso Operaio Internazionale» controllano questa società, la quale già ora dispone di un capitale di due milioni di rubli-oro ed è entrata in rapporti di affari con la ditta americana «Keith», acquistando un grosso quantitativo di trattori: affare, questo, giudicato vantaggioso.
La partecipazione del capitale straniero è necessaria, ma in quale campo? Vogliamo qui proporre a tutti i seguenti quesiti: se il «Soccorso Operaio Internazionale» può aiutarci attraverso i rapporti con la ditta «Keith», perché non può contribuire con qualche altra ditta ad organizzare qui da noi, in Russia, la produzione delle macchine che ci sono necessarie per l’economia agricola? Non sarebbe meglio impiegare i due milioni di rubli-oro, che la società possiede, nella produzone di trattori qui da noi? Sono state proprio considerate tutte le possibilità? È proprio necessario arricchire col nostro oro la ditta «Keith» e legare ad essa le sorti della nostra economia agricola?
La produzione delle macchine necessarie è possibile nella Russia stessa; essa rafforzerà l’industria, fonderà organicamente la campagna con la città, cancellerà le differenze materiali e ideologiche fra Luna e l'altra e ne accelererà i legami, così da rendere possibile l’abbandono della NEP.
La nuova politica economica nasconde in sé grossi pericoli per il proletariato. Noi non soltanto dobbiamo mostrare che la rivoluzione socialista sa affrontare un esame pratico sul piano dell’economia e che le forme economiche socialiste sono di fatto migliori di quelle capitalistiche, ma dobbiamo anche! affermare la nostra posizione socialista, senza dar luogo ad una casta oligarchica, che detiene il potere economico e politico temendo sopra ogni cosa la classe operaia. Per prevenire il processo di degenerazione della nuova politica economica in una nuova politica di sfruttamento del proletariato, è necessario condurre il proletariato stesso verso l’assolvimento dei grandi compili che gli stanno dinanzi mediante una coerente realizzazione dei principi della democrazia proletaria, il che darà modo alla classe operaia di difendere le conquiste della Rivoluzione d'Ottobre da tutti i pericoli, da qualsiasi parte possano venire. Il regime interno del partito e i rapporti del partito col proletariato devono essere radicalmente mutati in questo senso.
Contro il politicantismo della NEP
Il più grosso pericolo connesso alla nuova politica economica sta nel fatto che il tenore di vita di una grandissima parte dei quadri direttivi ha cominciato rapidamente a mutare. Quando tale situazione arriva al punto che i membri dell'amministrazione di certi trust, p. es. il trust dello zucchero, ricevono uno stipendio mensile di 200 rubli-oro, usufruiscono a buon mercato o gratuitamente di un bell’appartamento, possiedono un'automobile per i loro spostamenti e hanno tante altre possibilità di soddisfare le necessità della vita a minor prezzo degli operai addetti alla coltivazione della barbabietola eia zucchero, mentre questi operai, sebbene siano comunisti, oltre alle modeste razioni di vitto che sono loro assegnate dallo Stato, ricevono soltanto 4 o 5 rubli mensili in media (e con questo salario devono anche pagarsi l'affitto e la luce) allora noi manteniamo davvero una differenza profonda nel modo di vivere degli uni e degli altri. Se questo stato di cose non muterà al più presto, ma eserciterà la sua influenza per dieci o venti anni, la condizione economica degli uni come degli altri determinerà la loro coscienza ed essi si scontreranno come due combattenti in campi opposti. Noi dobbiamo considerare che i posti direttivi sono occupati da persone di assai bassa estrazione sociale e che pur ruotando rapidamente, si tratta comunque di elementi per nulla proletari. Suggestionati dalla loro condizione economica, essi si considerano i soli atti a certi compiti riservati, i soli capaci di trasformare l’economia del paese, di soddisfare il programma rivendicativo della dittatura proletaria, dei consigli di fabbrica, dei delegati operai, con il versetto: «Non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male».
In realtà, essi considerano quelle rivendicazioni come espressioni dell’influenza di elementi piccoloborghesi, di forze controrivoluzionarie. Dunque, qui senza dubbio un pericolo incombe sulle conquiste del proletariato, e viene proprio da dove meno ci si poteva aspettare. Per noi il pericolo è che il potere proletario degeneri nell’egemonia di un forte gruppo deciso a tenere nelle proprie mani il potere politico ed economico, naturalmente sotto il manto di nobilissimi intenti, «nell’interesse del proletariato, della rivoluzione mondiale e di altri elevati ideali». Sì, esiste veramente il pericolo di una degenerazione oligarchica. Disgraziatamente, la maggioranza dei capi del PCR non la pensa proprio così, ma anzi proprio il contrario. A tutte le questioni sulla democrazia operaia, il compagno Lenin, in un discorso pronunciato al IX congresso Panrusso dei Soviet, così rispose:
«A tutti i sindacati che in termini generali pongono la questione se debbono o no partecipare alla produzione, dirò: ma smettetela una buona volta di chiacchierare, rispondetemi piuttosto praticamente e ditemi dove mai, ricoprendo un posto responsabile, come funzionari del partito comunista o dei sindacati, avete organizzato bene la produzione, per quanti anni vi ci siete dedicati e con quanti dipendenti, un migliaio o una decina di migliaia? Datemi la lista di coloro che hanno portato a buon fine un lavoro economico loro affidato, invece di cominciare venti cose senza portarne a termine nessuna per mancanza di tempo (come è nelle nostre abitudini sovietiche), o addirittura concludendo col prospettare futuri successi, senza tema d’imparare da quei commercianti che si appropriano del 100% di profitto e forse anche di più. Certo, voi stenderete delle ottime deliberazioni a proposito delle materie prime e vi vanterete del titolo di rappresentanti del partito comunista, dei sindacati, del proleta riato? È la classe che lavora nella grande industria. E dov'ò la grande industria? Che proletariato è dunque questo? Dov’ò la nostra industria? Perché essa è paralizzata? Perché non ci sono materie prime. E voi vi siete resi conto che bisogna procurarsene? No. Una volta che avete deliberato che è necessario rifornirsene, ve ne starete con le mani in mano. Dunque, somigliate a quelle oche i cui antenati salvarono Roma» e che, per continuare il discorso di Lenin (secondo la morale della nota favola di Krylov), devono essere guidate, con una lunga bacchetta, al mercato per essere vendute.
Non si può parlare, come Lenin, della democrazia proletaria e della partecipazione del proletariato all’economia popolare! L’importantissima scoperta fatta dal compagno Lenin è che non abbiamo affatto proletariato. Ci congratuliamo con te, compagno Lenin! Dunque tu, compagno Lenin sei il capo di un proletariato che non esiste nemmeno?! Sei il capo del governo di una dittatura proletaria senza proletariato?! Sei il capo del partito comunista, ma non del proletariato?!
Al contrario del compagno Lenin, il suo collega del comitato centrale e dell’ufficio politico Kamenev ha tutt’altra opinione: egli vede soprattutto il proletariato. In tutti i funzionari che da Mosca sono immessi nei canali burocratici egli vede dei proletari, ed egli stesso, secondo la sua opinione, è ancor più proletario di qualsiasi operaio. Egli non dice del proletariato: «esso... il proletariato...», ma «noi... il proletariato...». Troppi proletari come il compagno Kamenev partecipano alla gestione dell’economia popolare, per cui avviene che simili proletari tirano fuori strani discorsi sulla democrazia proletaria e sulla partecipazione del proletariato alla gestione economica! «Permetta, prego—dice Kamenev—di che parla? Non siamo noi forse il proletariato, un proletariato organizzato come compatta unità, come classe?».
Il compagno Lenin ritiene ogni discorso sulla partecipazione del proletariato alla gestione dell’economia popolare una inutile chiacchierata perché non c’è proletariato; Kamenev è dello stesso parere, ma, perché il proletariato «come compatta unità; come classe» governa già il paese e l’economia, in quanto tutti i burocrati sono da lui considerati proletari. Essi, naturalmente, si metteranno d’accordo e già su alcuni punti s’intendono bene, specialmente perché Kamenev, dalla Rivoluzione d’Ottobre, si è impegnato a non prendere posizione contro il compagno Lenin, a non contraddirlo. Si metteranno d'accordo sul fatto che il proletariato esiste—naturalmente non solo quello di Kamenev—ma anche sul fatto che il suo basso livello di preparazione, la sua condizione materiale, la sua ignoranza politica impongono «che le oche siano tenute lontane dall’economia con una lunga bacchetta». E così si fa, infatti!
Il compagno Lenin ha applicato qui la favola di Krylov in modo piuttosto improprio. Le oche di Krylov gridano che le loro antenate salvarono Roma (le loro antenate, compagno Lenin) mentre la classe operaia russa non parla dei suoi antenati, ma di sé, perché essa (la classe operaia, compagno Lenin!) ha compiuto la rivoluzione sociale e pertanto vuole essa stessa dirigere il paese e la sua economia! Ma il compagno Lenin, ha scambiato la classe operaia con le oche di Krylov e spingendola con la sua bacchetta, dice: «Lasciate in pace gli antenati! Voi, invece, che cosa avete fatto?». Che cosa può rispondere il proletariato al compagno Lenin?
Ci si può tranquillamente minacciare con una lunga bacchetta, e tuttavia dichiareremo ad alta voce che la realizzazione coerente e spregiudicata della democrazia proletaria è oggi una necessità che la classe operaia russa sente fin dentro le midolla. Dal IX congresso del PCR (b) l’organizzazione della gestione dell'economia è attuata senza partecipazione diretta della classe operaia, mediante nomine puramente democratiche. La costituzione dei trust avviene con lo stesso sistema adottato per la gestione dell'economia e la fusione delle imprese. La classe operaia non sa perché è nominato questo o quel direttore, né per qual motivo una fabbrica appartiene a questo trust piuttosto che a quello. Grazie alla politica del gruppo dirigente del PCR, essa non ha in ciò alcuna parte. Lo operaio si pone la domanda: come è potuto accadere che il suo soviet, il soviet che egli stesso aveva istituito, e a cui né Marx, né Engels, né Lenin, né alcun altro avevano pensato, come è potuto accadere che questo soviet sia morto? E inquieti pensieri lo incalzano...
Nel 1905, quando ancora nessuno, in paese, parlava dei consigli operai e nei libri si parlava solo di partiti, di associazioni, di leghe, la classe operaia russa attuò i soviet nelle fabbriche e nelle industrie. I consigli operai si presentano nel 1917 come guida della rivoluzione, non soltanto nella sostanza ma anche formalmente, e soldati, contadini, cosacchi si subordinano alla forma organizzativa del proletariato.
La guerra civile—che gli sfruttatori, insieme ai social-rivoluzionari e ai menscevichi, intrapresero contro il proletariato al potere—assunse un carattere così intenso ed aspro, da impegnare a fondo l’intera classe operaia, per cui gli operai furono distolti sia dai problemi del potere dei soviet, sia dai problemi della produzione, per i quali essi si erano battuti. Pensavano: gestirò più tardi la produzione. Per riconquistare la produzione, occorre prima di tutto strapparla agli sfruttatori ribelli. E avevano ragione. La sorte di tutte le conquiste del proletariato è strettamente connessa al fatto di riuscire ad impadronirsi della produzione e ad organizzarla. Se il proletariato non riuscirà a mettersi alla testa della produzione e a porre sotto la propria influenza tutta la massa piccolo-borghese dei contadini, degli artigiani, dei chiusi ceti intellettuali, tutto verrà nuovamente perduto. Oggi non si deve parlare di un miglioramento dei Soviet, ma di una loro riorganizzazione. Questi nuovi soviet, se si collocheranno al vertice direttivo della produzione, della gestione delle fabbriche e delle industrie, non solo saranno capaci di chiamare le più vaste masse di proletari e semi-proletari alla soluzione dei problemi che stanno loia dinanzi, ma impegneranno anche l’intero apparato statale direttamente nella produzione, non a parole, ma a fatti. Quando poi il proletariato avrà organizzato per la gestione delle fabbriche e delle industrie i Soviet come cellule fondamentali del potere statale, non potrà restarsene inattivo: passerà ad organizzare la gestione dei trust, dei sindacati e degli organi direttivi centrali, compresi i supremi Soviet per la economia popolare e darà nuovo contenuto al lavoro del Comitato Esecutivo Centrale Panrusso. I Soviet destineranno tutti i membri del Comitato Centrale Panrusso dei Soviet, che combatterono sui fronti della guerra civile, al lavoro sul fronte dell'economia. Naturalmente, tutti i burocrati, tutti gli economisti, che si considerano salvatori del proletariato (la cui parola e il cui giudizio temono sopra ogni altra cosa), così come tutta la gente che occupa caldi posticini nella amministrazione dei trust e negli altri vari organismi, leveranno alte grida. Essi sosterranno che quanto sopra è il collasso della produzione, la bancarotta della rivoluzione sociale, poiché molti di loro sanno di dovere i loro posti non alle loro capacità, ma alla protezione, alle conoscenze, alle «buone relazioni», in nessun caso alla fiducia del proletariato, nel cui nome essi amministrano. E del resto essi hanno più paura del proletariato che degli specialisti, dei nuovi dirigenti di fabbrica, degli imprenditori e degli Slastschows.
La commedia panrussa con i direttori rossi è orchestrata in modo da indurre il proletariato a sanzionare la gestione burocratica deH’economia e a benedire la burocrazia; ed è una commedia anche perché i nomi dei direttori dei trust, fortemente protetti, non appaiono mai sulla stampa, nonostante il loro ardente desiderio reclamistico. Tutti i nostri tentativi per smascherare un provocatore che un tempo riceveva dalla polizia zarista 80 rubli, lo stipendio più alto per questo genere di attività spionistica, e che ora si trova alla testa del trust della gomma, hanno incontrato una insuperabile resistenza. Intendiamo parlare del provocatore zarista Leschawa-Miirat. Ciò illumina a sufficienza il carattere del gruppo che aveva ideato la campagna per i direttori rossi.
Il Comitato Esecutivo Centrale Panrusso dei Soviet, che viene eletto per un anno e si riunisce per periodiche conferenze, è il vero e proprio verme parlamentare. Ora si dice:—Compagni, se voi venite, per esempio, ad una riunione dove i compagni Trotskij, Zinov’ev, Kamencv o Bucharin parlano per un paio d’ore sulla situazione economica, che altro possiamo fare se non astenerci o approvare rapidamente la risoluzione proposta dal relatore? Visto che il Comitato Centrale Panrusso non si occupa di economia, esso ascolta di tanto in tanto un paio di lezioni sulTargo- mento per poi sciogliersi e ciascuno se ne riparte. È accaduto persino il fatto curioso, che un progetto, presentato dai commissari del popolo, fosse approvato senza che nemmeno ne fosse data preventiva lettura. À che scopo leggerlo prima? Non si può essere certo più istruiti del compagno Kurski (commissario alla giustizia). Si è trasformato il Comitato Esecutivo Panrusso in un meccanico strumento per la ratifica degli atti. E il suo Presidium? Esso è, con vostro permesso, l’organo supremo; ma, in confronto ai compiti che stanno dinanzi al proletariato, esso è occupato in piccolezze. Ci sembra, invece, che il Comitato Esecutivo Centrale Panrusso dei Soviet più di ogni altro dovrebbe essere legato alle masse e, quale supremo organo legislativo, dovrebbe decidere sulle questioni più importanti della nostra economia.
Il nostro Consiglio dei commissari del popolo è poi, per ammissione del suo capo, il compagno Lenin, un vero e proprio apparato burocratico. Ma egli vede le radici del male nel fatto che alle ispezioni operaie e contadine partecipa gente corrotta e propone semplicemente di cambiar gli uomini dei posti direttivi, dopo di che tutto andrà meglio. Abbiamo qui sott'occhio l’articolo del compagno Lenin comparso sulla Prave!a del 15 gennaio 1923: esso è un buon esempio di «politicantismo». I migliori fra i compagni dirigenti infatti affrontano tale questione come burocrati, poiché vedono il male più grosso nel fatto cioè che sia Tsiurupa (Rinz) e non Solts (Kunz) a presiedere l'ispezione operaia e contadina. Ci viene in mente il detto di una favola: «Per quanto vi sforziate, non potete diventare musicisti». Essi si sono corrotti sotto l’influenza dell’ambiente; l'ambiente li ha resi burocrati. Si muti l'ambiente e questa gente lavorerà benissimo.
La questione nazionale
La dannosa influenza della politica del gruppo dirigente del PCR (b) si rivelò particolarmente sul piano della questione nazionale. Per ogni critica e ogni protesta proscrizioni senza fine («divisione metodica del partito operaio»); nomine che talvolta hanno carattere autocratico (gente assolutamente impopolare, che non ha la fiducia dei locali compagni di partito); ordini dati a repubbliche (con popolazioni rimaste per decenni o per secoli sotto il giogo ininterrotto dei Romanov, che impersonavano il predominio della nazione grande-russa), tali da dare nuovo vigore alle tendenze sciovinistiche in larghe masse lavoratrici, penetrando anche nelle organizzazioni nazionali del partito comunista.
La rivoluzione socialista in queste repubbliche sovietiche fu indubbiamente compiuta dalle forze locali, dal proletariato locale con l’appoggio attivo dei contadini. E se questo o quel partito comunista nazionale svolse un lavoro necessario e importante, questo consistette soltanto in un appoggio alle organizzazioni locali del proletariato e dei contadini nella lotta contro la borghesia locale e i suoi sostenitori. Ma, compiuta la rivoluzione, la prassi del partito, del gruppo dirigente del PCR (b), ispirata a diffidenza nei confronti delle rivendicazioni locali, ignora la esperienza locale e impone ai partiti comunisti nazionali vari controllori, spesso di diversa nazionalità, il che esaspera le tendenze sciovinistiche e dà alle masse operaie l’impressione che questi territori siano in regime di occupazione. L’attuazione dei principi della democrazia proletaria con l’istituzione delle organizzazioni locali statali e di partito eliminerà in ogni nazionalità le radici della diffidenza degli operai e dei contadini. Attuare questo «fronte unico» nelle repubbliche che hanno compiuto la rivoluzione socialista, attuare la democrazia proletaria significa istituire la organizzazione nazionale con partiti comunisti aventi nell’Internazionale gli stessi diritti del PCR (b) e costituenti una particolare sezione dell’Internazionale stessa. Ma, poiché tutte le repubbliche socialiste hanno certi compiti comuni e in tutte il partito comunista svolge un ruolo direttivo, si devono convocare—per le discussioni e le decisioni sui problemi comuni di tutte le nazionalità dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche—periodici congressi generali di partito, che eleggano, PCR una attività continuativa, un Esecutivo dei partiti comunisti dell’URSS. Una tale struttura organizzativa dei partiti comunisti dell’URSS può sradicare e sradicherà indubbiamente la diffidenza in seno al proletariato ed è inoltre di enorme importanza per l’agitazione del movimento comunista in tutti i paesi.
Sul partito comunista russo
Da quando il PCR organizzò il proletariato per l’insurrezione e la presa del potere, da quando divenne partito di governo e fu, durante l’aspra guerra civile, la sola forza capace di fronteggiare i residui del regime assolutista e agrario, i social-rivoluzionari e i menscevichi, durante questi tre anni di lotta gli organi dirigenti del partito hanno assimilato metodi di lavoro adatti a una tenace guerra civile, ma che ora essi estendono ad una fase del tutto nuova della rivoluzione sociale, nella quale il proletariato pone già rivendicazioni del tutto diverse.
Da questa fondamentale contraddizione scaturiscono tutte le deficienze del partito e del meccanismo dei soviet. Queste deficienze sono così gravi che minacciano di annullare tutto ciò che di buono e di utile ha prodotto il lavoro del PCR. Ma, ancor più, esse minacciano di annientare questo partito come partito d’avanguardia dell’esercito proletario internazionale, minacciano per i rapporti attuali con la nep di trasformare il partito in una minoranza di detentori del potere e delle risorse economiche del paese, che si accorderanno per erigersi a casta burocratica.
Oggi non si può più sostenere che sia davvero necessario che il regime interno di partito continui ad applicare il metodo operativo del tempo della guerra civile: perciò, a tutela dei fini del partito, bisogna sforzarsi, sia pur a malincuore, di usare metodi, che non sono quelli del partito.
Nella presente situazione è obiettivamente indispensabile costituire un Gruppo Operaio Comunista, che non sia legato organizzativamente al PCR, ma ne riconosca pienamente il programma e gli statuti.
Tale gruppo sta sviluppandosi, nonostante la ostinata opposizione del partito dominante, della burocrazia dei soviet e dei sindacati. Il compito di questo gruppo consisterà nell’esercitare un influsso decisivo sulla tattica del PCR conquistando la simpatia di estese masse proletarie, così da costringere il partito ad abbandonare la sua linea direttiva.
Conclusione
Sul terreno della profonda insoddisfazione della classe operaia si formano vari gruppi che si propongono di organizzare il proletariato. Due correnti: la piattaforma dei liberali del Centralismo democratico e quella di «Verità Operaia» indicano da un lato una mancanza di chiarezza politica, dall'altro lo sforzo di ricerca della classe operaia. La classe operaia cerca una forma di espressione alla sua insoddisfazione. L’uno e l’altro gruppo, cui molto probabilmente appartengono anche onesti elementi proletari, giudicando insoddisfacente l’attuale situazione, vanno verso conclusioni errate (di tipo menscevico).
Dentro il partito persiste un regime nocivo ai rapporti del partito stesso con la classe operaia e che al momento non permette di sollevare questioni che siano in qualche modo scomode per il gruppo dirigente del PCR (b). Di qui è sorta la necessità di costituire il Gruppo Operaio del PCR (b) sulla base del programma e dello statuto del PCR, al fine di esercitare una decisiva pressione sul gruppo dirigente del partito stesso.
Noi ci appelliamo a tutti gli autentici elementi proletari (anche a quelli di «Centralismo democratico», di «Verità Operaia», di «Opposizione Operaia» e a quelli dentro o fuori del partito) affinché si uniscano sulla base del Manifesto del Gruppo Operaio del PCR (b).
Quanto più rapidamente riconosceremo la necessità di organizzarci, tanto minori saranno le difficoltà che dovremo superare.
Mosca, febbraio 1923
L'Ufficio Organizzativo Centrale Provvisorio del Gruppo Operaio del PCR (b)