LA NOSTRA POSIZIONE
Radencommunisten si distingue dalle altre pubblicazioni per il suo incrollabile sostegno all’autoemancipazione dei lavoratori.
Oggi, la vita della classe operaia è dettata da forze che essa non controlla. Al lavoro, la sua vita è dettata dal responsabile, che risponde all’esecutivo, il quale a sua volta risponde al margine di profitto. A casa, la sua vita è dettata dal prezzo della sua forza lavoro: un prezzo che i capitalisti si sforzano di mantenere al minimo assoluto in cambio di un massimo assoluto di lavoro.
È proprio questo sistema del lavoro salariato a soggiogare la classe operaia. La sua natura sfruttatrice risiede nel fatto che i lavoratori non hanno alcun controllo sulle proprie condizioni di vita. I lavoratori sopravvivono solo vendendo la propria forza lavoro in cambio di un salario.
Pertanto, Radencommunisten esorta la classe operaia a prendere il controllo dei mezzi di produzione per il proprio conto.
I NOSTRI OPPONENTI
Attualmente, diverse parti sostengono di rappresentare gli interessi dei lavoratori. Sul luogo di lavoro, i sindacati affermano di difendere la causa dei lavoratori. Al di fuori del luogo di lavoro, i partiti operai avanzano la stessa pretesa. C’è del vero nelle affermazioni di questi rappresentanti autoproclamati?
No! Anziché lottare nell’interesse della classe operaia, i sindacati e i partiti hanno fatto esattamente il contrario! Sul luogo di lavoro, i sindacati hanno incanalato il malcontento dei lavoratori in accordi contrattuali con i capitalisti. Al di fuori del luogo di lavoro, i partiti operai hanno incanalato il malcontento dei lavoratori in accordi con lo Stato. Il carattere fraudolento di queste organizzazioni è dimostrato dalla loro natura parassitaria: possono esistere solo finché la classe operaia rimane subordinata alla classe capitalista. Qualsiasi conquista ottengano, la ottengono attraverso un contratto informale di schiavitù.
Pertanto, i sindacati e i partiti politici non sono organizzazioni operaie.
Pertanto, esortiamo il resto della classe operaia ad assumere il controllo diretto dei mezzi di produzione. Questo processo comporta il superamento e lo smantellamento dei sindacati e dei partiti politici operai.
In passato, le migliori tattiche e forme organizzative utilizzate dai lavoratori per perseguire questo obiettivo erano l’azione di massa e i consigli operai. Da questa tattica e da questa forma è nata la nostra corrente, il comunismo dei consigli.
Pertanto, l’azione di massa e i consigli operai sono gli esempi più significativi delle tattiche e delle forme organizzative necessarie affinché la classe operaia raggiunga l’emancipazione.
Pertanto, esortiamo il resto della classe operaia a impadronirsi dei mezzi di produzione e a distruggere i sindacati e i partiti politici attraverso l’azione di massa e i consigli operai.
IL NOSTRO OBIETTIVO
Il comunismo dei consigli, allo stato attuale, è ambiguo e disorganizzato. La sua misera condizione è tanto più deplorevole in quanto si manifesta in un momento in cui l’interesse per il comunismo dei consigli – in linea con la sua rilevanza per la lotta di classe – è in aumento.
Gran parte della colpa può essere attribuita alla frammentazione della stessa classe operaia. Senza un ampio movimento operaio che lotti per l’emancipazione, il comunismo dei consigli può esistere solo come movimento politico molto limitato. Ma anche per un movimento politico di portata limitata, il bilancio è molto povero. Negli ultimi 40 anni, nessun gruppo locale, nazionale o internazionale è riuscito a diffondere con coerenza le proprie idee.
La situazione della classe operaia non basta a spiegare appieno la crisi del comunismo dei consigli. La colpa è invece in gran parte da attribuire all’incapacità dei comunisti dei consigli di elaborare una critica coerente della società capitalista. In passato, i militanti hanno consolidato le loro intuizioni anche in momenti in cui il movimento operaio sembrava ormai completamente spento. Oggi dobbiamo guardare a questi esempi, poiché non c’è motivo di ritenere che non possiamo imparare dai nostri errori passati.
L'ESEMPIO DEL KAPD
Il baluardo del comunismo dei consigli, il Kommunistische Arbeiterpartei Deutschlands (KAPD), non nacque dall’oggi al domani. Il KAPD era stato preceduto dalla Sinistra tedesco-olandese, che fin dal 1910 sosteneva:
che l’azione di massa del proletariato sarebbe stata il fattore determinante della rivoluzione proletaria,
che l’azione di massa del proletariato avrebbe trovato nuove forme di organizzazione in grado di rovesciare l’ordine borghese
e, dopo il 1914:
che la prima guerra mondiale aveva posto fine alla possibilità di qualsiasi guerra nazionale.
Dal 1914 al 1921, queste posizioni avrebbero separato la sinistra tedesco-olandese dalla socialdemocrazia. Nel 1914, avrebbero portato alla scissione dei Socialisti Internazionali di Germania (ISD) dall’SPD. A ciò seguì la scissione di fatto all’interno della sinistra di Zimmerwald tra la corrente tedesco-olandese e quella russa sulla natura della rivoluzione, seguita dalla scissione del 1919 all’interno del Partito Comunista di Germania (KPD) sulla partecipazione al parlamento e ai sindacati. Quest’ultima scissione avrebbe portato alla formazione del KAPD e, infine, al ritiro del KAPD dalla Terza Internazionale.
Nessuna delle scissioni che hanno portato alla formazione del KAPD è stata un mero disaccordo tattico. Al contrario, le scissioni che hanno portato alla completa separazione del KAPD dalla socialdemocrazia possono essere spiegate solo dalla sua profonda comprensione dell’esperienza delle classi lavoratrici, che, a sua volta, ha portato ai suoi disaccordi tattici.
Negli ultimi cinque anni, molti hanno iniziato a guardare al retaggio del comunismo dei consigli in cerca di ispirazione. Tuttavia, e in misura quasi pari, si sono diffuse interpretazioni unilaterali dei suoi principi fondamentali che ignorano il fondamento nella realtà che lo ha generato in primo luogo. Di conseguenza, i numerosi tentativi recenti di trasformare il crescente interesse per il comunismo dei consigli in un’organizzazione sono rapidamente svaniti. In questo contesto, la lezione che ci viene trasmessa dall’esperienza della Sinistra tedesco-olandese e del KAPD è di fondamentale importanza.
Un movimento comunista forte non può sopravvivere solo grazie alle sue posizioni tattiche: deve vivere e morire in base alla sua comprensione della lotta di classe.
Per Radencommunisten, l’unica via da seguire è che i comunisti dei consigli formulino una critica completa della società capitalista, che parta da una solida comprensione delle premesse teoriche ereditate dal KAPD e si basi sugli insegnamenti tratti dalla lotta di classe.
In quanto pubblicazione, il compito principale di Radencommunisten è quello di gettare le basi concrete per una critica di questo tipo: un organo di discussione unificato in cui le molteplici prospettive dei collaboratori possano essere condivise e chiarite.
Partendo da questa premessa, considera:
l’impegno a favore dell’internazionalismo proletario,
il rifiuto di operare all’interno dello Stato e dei sindacati,
l’insistenza sul primato dell’azione di massa e dei consigli operai nella rivoluzione e
l’impegno alla cooperazione all’interno del movimento comunista
come i propri punti minimi di accordo.
Tra i temi chiave che ritiene urgente chiarire figurano:
la natura dell’imperialismo,
la natura della crisi all’interno del sistema capitalista,
la natura della coscienza di classe e il rapporto tra i comunisti e la classe
e la valutazione delle correnti storiche che compongono il comunismo dei consigli.
Il fatto che Radencommunisten sia una pubblicazione non significa che si accontenti di una mera riflessione. La sua posizione si fonda sulla consapevolezza che la critica è un intervento sullo stato attuale delle cose. La coscienza comunista può nascere solo dall’azione concreta e portare a essa. L’obiettivo finale di Radencommunisten non può che essere la creazione di un gruppo di rivoluzionari politicamente impegnati, il cui lavoro consista nell’ampliare l’auto-organizzazione chiara e consapevole della classe operaia.
M.S., S.S., 2025