Nella persona di Herman Gorter, il proletariato rivoluzionario ha appena perso uno dei suoi amici più fedeli e uno dei suoi compagni d’armi più illustri. Egli figurava tra i massimi esperti di teoria marxista ed era uno dei pochissimi che, nonostante i conflitti e le scisse, rimase sempre fedele al comunismo rivoluzionario.
Gorter nacque il 26 novembre 1864, figlio di un noto scrittore; dopo aver completato gli studi umanistici, fu nominato professore di istituto di istruzione secondaria. Ancora giovane, compose Mei («Maggio»), un'opera poetica che ebbe un impatto esplosivo sul mondo letterario olandese e fu immediatamente considerata un capolavoro. Il decennio degli anni Ottanta dell'Ottocento fu una vera e propria età dell’oro letteraria; in quel periodo sorse un’intera costellazione di scrittori e poeti. Ribellandosi alla tradizione formale che era stata eretta a canone di bellezza, verità ed espressione dei sentimenti, questa scuola fece tremare la terra sotto i piedi della lingua e delle lettere olandesi. Negli anni Novanta, tuttavia, la fonte si prosciugò progressivamente: ognuno andò per la propria strada. Anche Gorter dovette assistere con stupore mentre il movimento degli «Ottanta» veniva colpito dalla sterilità.
Si immerse nelle grandi opere della letteratura: i Greci dell’antichità, gli Italiani del Medioevo, gli Inglesi dell’età moderna, nel tentativo di scoprire la fonte del loro potere. Si dedicò alla filosofia, tradusse Spinoza, studiò Kant, ma ciò non gli fornì alcuna risposta né nuovi impulsi. Si rivolse quindi agli scritti di Marx e trovò ciò che cercava: una chiara comprensione dello sviluppo sociale come base della produzione spirituale degli uomini. Ogni volta che una nuova classe è emersa nella storia, ogni volta che i suoi sforzi hanno dato i loro frutti, si è assistito a una nuova energia, a un nuovo senso di potere e a un nuovo entusiasmo che hanno portato a una fioritura delle lettere; e questo è stato certamente il caso del movimento di cui lo stesso Gorter faceva parte; un'euforia intellettuale ha accompagnato il decollo dello sviluppo capitalistico in Olanda. Ma Marx gli ha anche mostrato i limiti dello sviluppo borghese che aveva avuto luogo, gli ha insegnato a comprendere la lotta di classe. E da quel momento in poi Gorter si dedicò anima e corpo alla causa del proletariato in lotta. In una serie di articoli intitolata Critica del movimento letterario degli anni Ottanta in Olanda (1899-1900) tracciò un bilancio del suo passato per esporre l’autocomprensione che aveva acquisito in quel periodo. Verso la fine della sua vita tornò ancora una volta su queste questioni, esaminando i capolavori della letteratura mondiale alla luce dell’evoluzione sociale, ma purtroppo non riuscì a portare a termine il suo lavoro.
Gorter aderì al Partito Socialdemocratico dei Lavoratori olandese alla fine degli anni Novanta dell'Ottocento. La chiara semplicità con cui esponeva i suoi principi lo rese ben presto uno degli oratori più popolari di questo movimento in rapida espansione. Pubblicò inoltre alcuni eccellenti opuscoli di propaganda. In seguito, tuttavia, entrò in aperto conflitto con i dirigenti del partito che, con la crescita del movimento, si erano sempre più orientati verso il riformismo. Insieme a Van der Goes e Henriette Roland-Holst, fondò la rivista De Nieuwe Tijd («La Nuova Era»), un organo di teoria marxista e di critica di principio. Per quanto riguarda tutte le questioni cruciali che erano i temi più importanti dell'epoca – la questione agraria, l'istruzione, lo sciopero dei ferrovieri, le elezioni – era in prima linea tra coloro che combattevano l'opportunismo. Eppure, per un certo periodo, fece parte della dirigenza del partito; alla fine, però, il suo intero gruppo fu ridotto a una fazione minoritaria dai politici riformisti e denunciato come una minaccia per il partito (1906). Questi scontri (simili a quelli che stavano raggiungendo il culmine in ogni paese) lo portarono a concentrare la sua attenzione sulla creazione di stretti contatti con la socialdemocrazia tedesca. Sebbene contribuisse solo raramente con articoli alla Neue Zeit («Nuova Era»), l’organo teorico della socialdemocrazia tedesca, Gorter stabilì rapporti amichevoli con Kautsky, rapporti che in seguito si raffreddarono quando i due uomini presero strade diverse, ma che non si estinsero mai completamente. Né questa fu l’unica occasione in cui, grazie alla loro apertura mentale e alla loro visione ampia, oltre che alla rigorosa obiettività delle loro attività militanti, gli amici conquistati nella lotta comune rimasero tali anche in seguito, sebbene il corso del movimento operaio li avesse trasformati in avversari politici.
Il conflitto all'interno del partito raggiunse un punto di non ritorno l'anno successivo, quando alcuni militanti più giovani, Wijnkoop e Van Ravensteyn, lanciarono un attacco contro la linea parlamentare dei dirigenti del partito e iniziarono a pubblicare un settimanale di opposizione, De Tribune. Dopo un lungo periodo di ulteriori dibattiti, nel 1909 furono espulsi e fondarono un nuovo partito, il Partito Socialdemocratico, che in seguito divenne il Partito Comunista. Gorter si unì a loro e divenne il dirigente più importante del partito, sebbene fosse costretto a lasciare ad altri il compito di definire la politica pratica. Era inoltre in uno stato fisico piuttosto debilitato. Dotato di una costituzione di ferro, era capace di sforzi considerevoli e, mentre insegnava in diverse classi, si dedicava instancabilmente all’attività politica. Ma quando scoppiò la contesa nelle file del nuovo partito, bruciò la candela da entrambe le parti, lavorando a volte ventiquattro ore al giorno; di conseguenza soffrì di esaurimento, il che servì a ricordargli i limiti delle forze umane.
Gorter era un poeta nel cuore, ovvero un essere capace di percepire direttamente e con chiarezza ciò che di immenso e di veramente universale c'è nel mondo, e che sa esprimerlo in un linguaggio di assoluta bellezza o, per dirla in altro modo, in un linguaggio di assoluta verità. Questi anni di instancabile attività e di studi teorici ebbero l'effetto di condurlo a tradurre sempre più il nuovo concetto socialista del mondo in termini di sentimenti immediati. In primo luogo, pubblicò Ein klein heldendicht («Un piccolo poema epico»), che descrive il risveglio della coscienza di classe in due operai, un uomo e una donna; era il poema epico del proletariato, ma in un quadro più ristretto e in un ambiente più pacifico. Più tardi, nel 1912, apparve Pan nella sua prima versione (che sarebbe stata poi significativamente ampliata), che descrive in forma simbolica l’emancipazione della specie umana attraverso la lotta di classe. Rispetto a Mei, che è una visione limpida e luminosa del mondo emersa dalle illusioni caratteristiche di una gioventù spensierata, Pan appare come il poema epico, ricco di contenuti, con sfumature fortemente contrastanti, della Weltanschaung (Concezione del Mondo) finalmente matura dell’uomo cosciente.
Poi, dopo il 1914, iniziò il periodo buio della sua vita; il declino del movimento operaio rivoluzionario colpì il suo animo profondamente sensibile. Senza lasciarsi abbattere, Gorter continuò la lotta. Era indubbiamente consapevole del fatto che la situazione non potesse essere diversa, ma, come molti di noi, era comunque consumato dalla tristezza. Quando scoppiò la guerra, portando con sé il crollo della socialdemocrazia, pubblicò Der Imperialismus, der Weltkrieg und die Sozialdemokratie («L'imperialismo, la guerra mondiale e la socialdemocrazia») dove dimostrò che questo crollo aveva la sua origine nel riformismo della stessa classe operaia. Il testo fu stampato in tedesco ad Amsterdam; lo stato di emergenza, tuttavia, ne impedì quasi totalmente la circolazione in Germania. Ma anche in quei momenti di massima regressione non perse la fede nel proletariato e nella sua capacità di generare un nuovo movimento rivoluzionario. E quando scoppiò la Rivoluzione russa e, un anno dopo, un'ondata rivoluzionaria travolse l'Europa, si dedicò con tutto se stesso al movimento. In Svizzera, dove viveva per motivi di salute, era in costante contatto con l'ambasciata russa; fu lì che nel 1918 scrisse la sua opera Die Weltrevolution («La rivoluzione mondiale»). Quando il personale dell’ambasciata russa fu espulso dalla Svizzera nel novembre 1918, partì con loro per Berlino, dove entrò in contatto con il nascente movimento rivoluzionario. Da allora non smise mai di collaborare con il movimento comunista tedesco; in ripetute occasioni attraversò clandestinamente il confine per recarsi a Berlino e partecipare a conferenze e dibattiti.
La sua presenza in Germania era resa ancora più necessaria dal fatto che il movimento comunista tedesco, che egli sosteneva con tutto il cuore, era stato fonte di un'altra delusione, ancora più grave di quella subita nel partito olandese, perché questa volta inaspettata, e anche perché la rivoluzione che era iniziata era stata distrutta non tanto dai colpi di una potenza esterna quanto da una debolezza interna, da una deviazione dai propri principi. Gorter fu uno dei primi a scorgere il pericolo dell’opportunismo insito nella tattica dei bolscevichi per l’Europa occidentale, di cui dimostrò la natura errata in una Lettera aperta al compagno Lenin. Dopo un viaggio avventuroso reso ancora più rischioso dalla sua cagionevole salute, giunse in Russia dove, nel corso di colloqui personali con Lenin e di incontri con il Comitato esecutivo della Terza Internazionale, cercò di convincerli degli errori del loro operato. Ma non ci volle molto perché capisse perché i suoi sforzi fossero vani: la Russia non poteva diventare altro che uno Stato borghese. Da quel momento, Gorter offrì i suoi servizi al KAPD. In occasione dei conflitti interni che lacerarono il KAPD, optò per la tendenza di Essen, alla quale contribuì in modo significativo in qualità di suo portavoce; tuttavia, dovette spesso ammettere che la tendenza di Berlino agiva in modo quasi esemplare nella pratica e assistette entrambe le frazioni. Considerando le loro differenze di secondaria importanza e i loro litigi obsoleti, contribuì attivamente agli sforzi per ottenere la loro riunificazione.
La sua salute peggiorò gravemente in questi ultimi anni. A causa delle ripetute prove di sovraffaticamento, alle quali si aggiunse il terribile colpo della morte della moglie nel 1916, e anche a causa della depressione di cui soffriva a seguito della deludente evoluzione del movimento operaio, fu affetto da asma bronchiale cronica, di origine nervosa, che lo sfinì fisicamente. Ma la forza del suo spirito lo elevò a uno stato di lucidità sempre più elevato e a una visione del mondo sempre più ampia e penetrante. Gorter lavorò instancabilmente per dare espressione alla nuova bellezza che percepiva; si dedicò a uno studio approfondito del marxismo, dei grandi poeti del passato, del comunismo e, nei suoi ultimi giorni, affermò di sentirsi in grado di creare un'opera ancora più perfetta di qualsiasi cosa avesse scritto in precedenza. Ma la sua malattia subì un improvviso peggioramento durante una visita in Svizzera, e morì durante il ritorno a Bruxelles il 15 settembre 1927.
Gorter era una forza della natura, pieno di freschezza giovanile, un essere in totale armonia sia fisicamente che moralmente. Durante la sua giovinezza praticò con ardore quasi tutti gli sport; il cricket, il tennis e la vela non avevano segreti per lui e, anche durante i suoi ultimi anni, si dimostrò un instancabile escursionista. Ogni pagina della sua opera poetica testimonia la profondità del suo amore per la Natura. Poteva camminare per ore, in autunno e in inverno, su spiagge deserte, assorto nell’infinita bellezza delle onde e della riva; in Svizzera trascorreva intere giornate esplorando le montagne, desideroso della solitudine delle cime innevate. Clasicista e letterato per doti naturali, notevole esperto in materia filosofica, fu in seguito capace di tenersi al passo con le difficili questioni delle scienze naturali per sviluppare la sua concezione del mondo da ogni angolazione. Un uomo del genere era necessariamente costretto ad aderire al socialismo per essere in perfetta armonia con il mondo. Da allora in poi si dedicò alla classe operaia e al comunismo. La sua opera poetica, espressione più completa del suo essere, purtroppo può essere letta solo dagli operai che comprendono l'olandese. Ma tra gli operai olandesi, sono molti quelli che professano una fervida ammirazione per la poesia di Gorter. In questo recente periodo del movimento operaio, Gorter si distingue come una figura luminosa, un esempio della nuova umanità nel corso della sua trasformazione.
Anton Pannekoek
Kommunistische Arbeiter Zeitung (Berlino), VIII, settembre 1927, n. 74
Kommunistische Arbeiter Zeitung (Essen), VI, 1927, n. 9